Delitto del Lago, oggi l’appello

In primo grado Fodde, Carta e Satta furono condannati rispettivamente a ergastolo, 30 e 16 anni

GHILARZA. Covid permettendo, prenderà il via questa mattina davanti ai giudici della Corte d’assise d’Appello il processo bis, per i tre maggiorenni coinvolti nella morte di Manuel Careddu. Stamattina in aula arriveranno i tre imputati già maggiorenni nel momento in cui fu compiuto il delitto.

Il diciottenne di Macomer fu ucciso in un terreno sulle sponde del lago Omodeo, nell’agro di Soddì a settembre di due anni fa. Il corpo fu poi spostato e sepolto in un campo alla periferia di Ghilarza e ritrovato diversi giorni più tardi. Il movente del delitto? Il solito.

L’’esecuzione sarebbe stata escogitata per non rientrare da un piccolo un debito di droga. Era l’11 settembre del 2018 quando, con una scusa, il branco aveva convinto Manuel Careddu a spostarsi dalla stazione dei treni di Abbasanta alle sponde del lago Omodeo, dove avrebbe dovuto ricevere il pagamento che attendeva. E invece dei soldi trovò la morte.

Per quel delitto e la soppressione del cadavere sono già stati condannati con sentenza definitiva Cosmin e Giada. Un delitto orribile più del dovuto, che ha aperto una finestra su un mondo fatto di solitudine, disperazione e violenza, spesso ignorato dalle famiglie, certo non sottovalutato da inquirenti e forze dell’ordine che in ogni fase di questa vicenda, dal ritrovamento del cadavere alla conclusione delle indagini, hanno sempre messo in rilievo il ruolo giocato dall’ambiente in cui sono cresciuti i ragazzi.

Per i cinque imputati le strade si sono subito divise, in base alla carta d’identità. Cosmin e Giada, giudicati dal Tribunale per i Minori hanno voluto esaurire al secondo atto il loro percorso processuale. I tre maggiorenni hanno sinora conosciuto solo la sentenza di primo grado, seppur in rito abbreviato.

In tribunale a Oristano erano stati condannati a pene severe, pur avendo poco più di venti anni.

Christian Fodde era stato riconosciuto autore materiale dell’omicidio, Riccardo Carta e Matteo Satta suoi complici. Le pene erano state rispettivamente ergastolo per Fodde, trent’anni anni per Carta e sedici anni e otto mesi per Satta.

La riduzione di un terzo della pena automaticamente prevista in caso di abbreviato ha impedito a Fodde l’aggiunta dell’isolamento diurno per un periodo definito, per Carta invece l’ergastolo e per Satta una condanna a 24 anni.

I loro legali, gli avvocati difensori Aurelio Schintu, Angelo Merlini e Antonello Spada avevano comunque presentato appello contro la sentenza di primo grado. E adesso dovranno convincere i giudici di secondo grado che le pene inflitte erano sbagliate e non corrispondenti al livello di partecipazione dei tre ragazzi a quel tragico episodio.

Più che sulla colpevolezza, eccezion fatta per Matteo Satta la cui partecipazione è legata esclusivamente alla custodia dei telefoni lontano del luogo del delitto, la linea difensiva scelta al momento di presentare l’appello ha insistito proprio sulla questione dell’entità della pena. Basta un’attenuante in più o in meno perché la pena in primo grado venga modificata. Il processo di appello che dovrebbe iniziare oggi propone i tre canonici atti: il primo riservato al procuratore generale e alle parti civili rappresentate dagli avvocati Luciano Rubattu e Gian Francesco Piscitelli, che tutelano i genitori della vittima; il secondo per gli avvocati difensori; il terzo per eventuali repliche, a cui seguirà la sentenza.

Se il calendario dovesse venir rispettato entro gennaio potrebbe arrivare la sentenza.(g.cen.)

WsStaticBoxes WsStaticBoxes