Ieri i primi trasferimenti da Bosa

Ma il cronoprogramma della Assl per rendere i reparti omogenei si allunga di diversi giorni. Nuovi casi tra operatori

ORISTANO. Procede lentamente, come se il diffondersi del virus aspettasse, la nuova sistemazione dei pazienti ammalati da Bosa a Oristano e la trasformazione dell’ospedale di Bosa in presidio Covid-free. Ieri sono iniziati i primi trasferimenti di pazienti da Bosa verso il capoluogo; questi non si sono completati ieri, come da coronoprogramma di cinque giorni fa, e lo saranno se tutto va bene solo domani, al più tardi.

Per sabato dunque i locali di Medicina del Mastino a Bosa saranno sanificati e potranno accogliere i pazienti che necessitano di assistenza nell’area di Medicina.

Sempre mercoledì dovevano essere trasferiti, in un gioco di risiko ormai imbarazzante, i pazienti del reparto covid a Medicina, che però ospita ancora tre pazienti. Se fossero positivi potrebbero rimanere là, ma se non lo sono devono a loro volta essere spostati. Dove? Non al pronto soccorso, dove ci sono undici pazienti positivi, con l’ennesimo blocco delle attività per tre pazienti che trovandosi nel percorso “pulito” sono risultati positivi e hanno quindi compromesso le due linee di accesso e intervento nel pronto soccorso stesso. Non nei locali di ortopedia, che ieri ha avuto altri due operatori positivi portando a 20 i positivi tra pazienti e personale, mentre Medicina ha 15 infermieri positivi su 20.

E proprio i percorsi da costruire per dividere l’area dei positivi dal resto dell’ospedale sono l’elemento che frena l’apertura del reparto covid a Medicina. Di questi temi si discuterà martedì tra ordine dei medici, sindacati di categoria e la stessa direzione della Assl.

Intanto il comitato per la salute di Oristano lancia una proposta. «Visto che a duecento metri dall’ospedale c’è una casa di cura accreditata (la clinica Madonna del Rimedio, ndr) a 200 metri dall'ospedale, è presente una Casa di Cura accreditata per 61 posti letto di medicina e 20 posti di cardiologia, e considerato che la Casa di Cura chiuderà per ferie dal 21 dicembre all'11 gennaio per raggiunto budget, visto che la stessa essendo azienda privata, non è soggetta ad espletare concorsi e selezioni per l'assunzione di personale, può sopperire più agevolmente alle carenze di organico, e considerato che la Casa di Cura possiede un laboratorio d'analisi e una radiologia dotata di TAC, e che i posti letto sono dotati di gas medicali a norma, perchè l’Ats non chiede alla Clinica di collaborare e mettere a disposizione la struttura in questo momento così delicato per il sistema sanitario?».(g.cen.)

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