Carta docente, più beneficiari ma meno soldi: 400 euro ai docenti, precari inclusi – Tutte le novità
In arrivo il decreto: benefit allargato ai supplenti ma ridotto nell’importo, con limiti su hardware e più fondi alle scuole
Roma La Carta docente cambia volto a partire dall’anno scolastico 2025/26. Il decreto interministeriale di prossima pubblicazione, adottato dal Ministero dell’istruzione e del merito di concerto con il Mef, fissa il nuovo importo del bonus annuale: circa 400 euro, cento in meno rispetto allo stanziamento originario previsto dalla legge 107 del 2015. Una riduzione che arriva insieme all’estensione del beneficio a una platea più ampia di destinatari, comprendente anche i docenti con contratto a tempo determinato fino al 30 giugno e al 31 agosto e il personale educativo.
La modifica discende dal decreto-legge 127/2025 che, in sede di conversione, ha previsto l’allargamento della Carta anche ai supplenti fino al termine delle attività didattiche. Una scelta che consente di superare una distinzione contestata da tempo, ma che è stata realizzata senza un incremento delle risorse complessive: il fondo non è stato adeguato e la maggiore platea è stata assorbita attraverso una riduzione dell’importo individuale.
Sul nuovo assetto è intervenuta la segretaria generale della Cisl Scuola, Ivana Barbacci, che ha accolto positivamente la riattivazione della Carta e l’estensione ai precari, definendola coerente con la richiesta di un trattamento non discriminante. Allo stesso tempo, ha evidenziato come la diminuzione dell’importo sia stata una conseguenza inevitabile della mancata copertura aggiuntiva e ha ribadito la necessità, in prospettiva, di un rafforzamento delle risorse, da affrontare con scelte politiche e non con una logica meramente contabile. Per la Cisl Scuola, il contratto resta la sede naturale per rispondere alla richiesta di retribuzioni più adeguate, rilanciando l’avvio delle trattative per il triennio 2025-27 dopo la chiusura di quello 2022-24.
Accanto alla riduzione dell’importo, il decreto ridefinisce anche le modalità di utilizzo della Carta. Dal 2025/26 l’acquisto di hardware e software sarà consentito solo in occasione della prima erogazione e, successivamente, con cadenza quadriennale. Chi ha già beneficiato della Carta negli anni precedenti potrà comunque acquistare dispositivi informatici nel 2025/26 e poi ogni quattro anni. Tra le novità rientra anche l’ampliamento dei beni acquistabili, con l’inserimento dei servizi di trasporto di persone.
Parallelamente, il provvedimento prevede lo stanziamento di 270 milioni di euro di fondi Pon destinati direttamente alle scuole per l’acquisto di dotazioni tecnologiche e materiali formativi – come computer, tablet e libri – da concedere ai docenti in comodato d’uso. Una misura che punta a rafforzare la formazione attraverso le istituzioni scolastiche, ma che non sostituisce la disponibilità individuale garantita finora dal bonus.
Sulla riforma è intervenuto anche il ministro dell’istruzione e del merito Giuseppe Valditara, spiegando che la Carta sarà attiva entro fine mese e che i beneficiari passeranno da circa 819 mila a oltre un milione di docenti. Il ministro ha rivendicato l’estensione ai precari come adempimento delle pronunce della Corte di giustizia europea e ha ricordato che una parte consistente delle risorse negli anni passati è stata utilizzata per hardware e software, a fronte di una quota ridotta destinata alla formazione, segnalando anche casi di utilizzi impropri.
Nel nuovo sistema, tutti i docenti – esclusi i supplenti di brevissima durata – vedranno accreditarsi l’importo di circa 400 euro, spendibile per libri, spettacoli culturali, musei, hardware, software e ora anche trasporti, con i nuovi vincoli temporali sugli acquisti tecnologici. Le scuole, invece, disporranno di un budget dedicato alla formazione, da utilizzare attraverso i piani di istituto per corsi, libri e strumenti concessi in comodato.
La Carta docente, dunque, sopravvive ma ridimensionata: meno risorse individuali, più beneficiari e un ruolo rafforzato delle scuole nella gestione della formazione. Un equilibrio che continua a dividere sindacati, ministero e personale scolastico, mentre resta aperto il nodo di un finanziamento complessivo adeguato al valore e al costo reale dell’aggiornamento professionale.
