Vico Arcais, in centro una discarica di rifiuti
È a fianco di Palazzo Dessy-Paderi, dal 2006 è vietato entrarci. Progetto di recupero fermo dal 2017
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ORISTANO. I più giovani, probabilmente, nemmeno lo sanno che dietro quella recinzione in legno c'è una strada. Si parla di vico Arcais, un vicoletto caratteristico del centro storico oristanese, che in passato collegava via Carmine con la piazzetta retrostante il convento. In passato, perché oggi la stradina è chiusa da entrambi i lati con dei pannelli in legno, e all'interno regna incontrastata una giungla urbana mista a rifiuti. Questo nonostante un progetto di massima per la riqualificazione ci sia, compreso nel piano particolareggiato del centro storico. Il vicoletto è peraltro fiancheggiato da due edifici storici di gran pregio e ufficialmente vincolati come beni architettonici dal Ministero: Palazzo Dessy – Paderi e il Chiostro del Carmine. Nel secondo oggi c'è la sede del Consorzio UNO, mentre il primo è diviso fra la Assl e il Comune. Teoricamente, stando agli accordi firmati nel 2017, l'azienda sanitaria dovrebbe cedere le aree di sua proprietà all'ente locale, in cambio della realizzazione da parte di quest'ultimo dell'hospice “Angela Nonnis” nei pressi dell'ospedale. L'hospice è stato completato ed è ora funzionante, ma della permuta si sono perse le tracce, sia dal punto di vista politico che da quello amministrativo e il palazzo continua a rimanere nell'abbandono. Anche il vicoletto, ormai, sembra bello che dimenticato: ne rimane traccia solo negli stradari e nelle mappe online, ma dal 2006 non può più metterci piede nessuno. Sono passati ormai 14 anni dalla prima ordinanza che interdiceva il transito non solo ai veicoli, ma anche ai pedoni. Negli anni, la situazione è andata peggiorando. Prima sono state sistemate ai due ingressi le onnipresenti transenne, facilmente scavalcabili, e così la stradina è stata trasformata negli anni in una discarica illegale, utilizzabile alla bisogna come vespasiano pubblico. Nel 2016, allora, la chiusura ermetica, con i pannelli di legno, sistemati anche a mo' di porta chiusa con lucchetto. Viene da chiedersi se qualcuno abbia mai attraversato quella soglia. Ma perché il divieto di accesso, trasformatosi negli anni in una chiusura definitiva di uno spazio pubblico? Adiacente a palazzo Paderi, c'è un palazzetto signorile in mattoni e terra cruda di considerevole valore architettonico e storico. Il palazzo non se la passa molto bene, ma ancora peggio sta il muro di cinta del cortiletto che costeggia la gran parte di vico Arcais. Lesioni strutturali, crolli: insomma, il muro era pericolante e allora, come spesso capita nel centro di Oristano, meglio chiudere al traffico piuttosto che risolvere definitivamente il problema. Nel frattempo la vicenda è uscita dai radar della politica cittadina, e non se ne è più parlato, anche se un progetto di massima per la riqualificazione esiste e risale a marzo del 2017, quando venne approvato dalla giunta Tendas il piano del centro storico. Sta proprio in coda alla relazione generale, e vale 81 mila euro, 50 mila dei quali dedicati ai lavori veri e propri.
Davide Pinna
Davide Pinna
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