La Nuova Sardegna

Oristano

Sottosuolo inquinato piazza Manno è un caso

di Davide Pinna
Sottosuolo inquinato piazza Manno è un caso

Rischio di riqualificazione incompleta per la presenza di macchinari e cisterne Il sistema di pulizia della falda piena di idrocarburi è di ostacolo ai prossimi lavori

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ORISTANO. La nuova piazza Manno si porterà dietro anche l’obbrobrio metà plastica e metà metallo? Domanda a cui il Comune risponde con più di un pizzico di ottimismo perché la rimozione dell’ingombrante e brutto sistema di pulizia della falda inquinata da idrocarburi non è così impossibile. In Sardegna, sono 257 i siti inquinati in corrispondenza di distributori di benzina e uno di questi è proprio l’ex stazione Agip di piazza Manno, nel cuore di Oristano, dove i procedimenti di monitoraggio della falda acquifera sottostante vanno avanti dal 2006, quasi quindici anni.

Nella falda c’è un vasto campionario di idrocarburi: benzene, toluene, etilbenzene, p-xilene e MtBE, l’additivo utilizzato per sostituire il piombo nella benzina verde. L’inquinamento era stato scoperto nel 2003, in concomitanza con la chiusura dello storico distributore di via Cagliari al trivio con piazza Manno e via Solferino e passarono tre anni prima che venisse approvato il piano per la bonifica. Nel 2006 arriva infine l’installazione di un orribile gabbiotto con macchinari e cisterne per ridurre l’inquinamento attraverso la tecnica del pump & treat, per cui l’acqua viene tirata su da una pompa, trattata e purificata all’interno dei macchinari, e poi immessa nuovamente nella falda.

La procedura gestita prima da Ecotherm e poi da Water & Soil Remediation sembra funzionare, i dati nel corso degli anni migliorarono progressivamente. Nel 2013, si decise di spegnere per circa un anno l’impianto e fare poi le valutazioni. L’esito dell’esperimento, però, non fu dei migliori. Nel giro di qualche mese i livelli di inquinamento ripresero a salire, tornando quasi a quelli registrati la prima volta. Fu allora che le pompe vennero rimesse in funzione e rincominciò la solita trafila che sta durando da altri sette anni.

In questo lasso di tempo, anche nel quadro di una piazza Manno sempre più abbandonata e degradata, il brutto impianto di trattamento continuò a peggiorare la situazione. Qualche anno dopo, nel 2017, la conferenza di servizi che coinvolge enti locali, sanitari e ambientali diede il via libera alla Syndial, la controllata Eni che si occupa di bonifiche ambientali, per cambiare sistema. Si passò quindi all’air sparging, per cui nella falda vengono immessi prodotti chimici e ossigeno per favorire l’azione di quei batteri che sono in grado di liberarsi, digerendoli, degli idrocarburi.

L’anno dopo venne sistemato il nuovo impianto, con grandi disagi per la circolazione stradale, ma con l’effetto di ridurre un po’ anche l’impatto visivo. Intanto, proprio durante questo autunno, è comincia la procedura per la riqualificazione di piazza Manno e l’amministrazione comunale spiega ai progettisti che, per ora, l’impianto va tenuto lì e bisogna cercare di renderne minimo il disturbo nella piazza che verrà. Ora, però, sembrano esserci novità interessanti. I dati dell’ufficio ambiente del Comune sono in continuo miglioramento e ci sono buone possibilità che nel giro di un anno si possa eliminare l’impianto, proprio in concomitanza con i lavori per la nuova piazza.

Non sono certezze, ma nemmeno speranza senza fondamento. Se tutto dovesse andare a buon fine, sparirebbe l’impianto di trattamento, come già accaduto nei mesi scorsi per Pratz ’e boisi al Foro boario e per la relativa falda. Anche in piazza Manno rimarrebbero solo dei punti di monitoraggio, molto meno invasivi.

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