Attentati per vincere gli appalti, ammesse le intercettazioni

SANTU LUSSURGIU. Incendi, attentanti e intimidazioni in mezza Sardegna per accaparrarsi il business dei rifiuti. L’accusa è pesante, anche se non nuova, visto che il procedimento è inciampato in...

SANTU LUSSURGIU. Incendi, attentanti e intimidazioni in mezza Sardegna per accaparrarsi il business dei rifiuti. L’accusa è pesante, anche se non nuova, visto che il procedimento è inciampato in tutte le limitazioni legate all’emergenza sanitaria e a un cambio di sede per incompetenza territoriale del tribunale di Cagliari. Il processo di primo grado è quindi entrato nel vivo solamente ieri con le diverse questioni preliminari sollevate dalla difesa. Tornando alle accuse, a muoverle è il pubblico ministero Alessandro Pili che contesta una serie di reati a parecchi imputati, su tutti quello dell’associazione a delinquere che avrebbe utilizzato metodi di stampo mafioso e che coinvolge però solo alcuni degli accusati. L’udienza si è consumata interamente nella discussione sulle eccezioni sollevate dal nutrito collegio difensivo che ha chiesto la non validità delle intercettazioni acquisite attraverso una serie di proroghe richieste dall’accusa durante la fase dell’inchiesta. Il collegio del tribunale, presieduto dalla giudice Carla Altieri con giudici a latere Marco Mascia e Serena Corrias, ha però respinto l’eccezione.

Le intercettazioni entreranno dunque a far parte integralmente del fascicolo processuale e su di esse, ma non solo visto che nutrito è anche l’elenco dei testimoni, si fonda gran parte dell’accusa. È nei dialoghi intercettati infatti che sarebbe più evidente la prova di come un gruppetto di persone fosse in grado di convincere, con qualsiasi metodo, amministratori pubblici ad assegnare loro gli appalti per la raccolta dei rifiuti o le ditte concorrenti a farsi da parte. Non sarebbero così mancate le minacce, gli avvertimenti verbale, ma anche gli attentati e gli incendi ai danni dei concorrenti che così si trovavano nell’impossibilità di essere chiamati a gestire l’appalto per cui avevano partecipato alle aste pubbliche. Gli attentati incendiari per ritorsione sarebbero quelli commessi a Ula Tirso, Su Pallosu a San Vero Milis, Buddusò, Barumini. Il centro operativo della presunta associazione a delinquere sarebbe stato Santu Lussurgiu, paese di Giovanni Maria Firinu, 60 anni, che avrebbe costituito l’associazione a delinquere assieme all’ex moglie Francesca Piras, 60 anni di Ghilarza; al suo collaboratore Massimo Settefonti, 48 anni di Santu Lussurgiu, a Franca Pani, 45 anni di Macomer, e a Giovanni Basilio Angioi, 50 anni, sassarese di origine e residente ad Assemini. Gli altri indagati sono Raimondo Manca, 56 anni di Seneghe, tecnico del Comune di Baratili San Pietro; Emilio Chessa, 64 anni, ex sindaco di Santu Lussurgiu; Stefano Putzolu, 54 anni, ex vice sindaco dello stesso paese; Mario Moro, 72 anni di Oniferi; Gonario Moro, 42 anni di Oniferi; Giuseppe Amato, 55 anni di Torre Annunziata; Luigi Bastri, 53 anni di Napoli. (e.carta)

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