Ospedali senza medici: i nuovi assunti rinunciano

Gettano la spugna cinque dei dieci che avevano risposto al bando della Regione  Oggi i sindaci marciano su Cagliari. Il comitato li contesta: «Assolvono i colpevoli»

ORISTANO. Erano stati assunti in dieci, ma ne sono rimasti in servizio soltanto la metà. È il paradossale epilogo delle assunzioni dei medici neo laureati che, nell’emergenza covid avrebbero dovuto rafforzare i già carenti organici degli ospedali dell’Oristanese. Emersa ieri pomeriggio durante l’incontro tra la direzione generale e sanitaria dell’Assl e i rappresentanti sindacali e dell’Ordine dei medici, la vicenda dà la misura della precarietà del sistema ospedaliero del territorio.

Durante la riunione che ha visto anche la partecipazione della consigliera regionale Annalisa Mele, la direttrice dell’azienda sanitaria, Maria Valentina Marras, ha però confermato come le procedure per i concorsi per l’assunzione di nuovo personale, sarebbero già state avviate. Dovrebbe quindi essere messa una pezza ai problemi col direttore sanitario del San Martino, Sergio Pili, che ha confermato le strategie già annunciate nei giorni precedenti.

I sindacati dei medici, Aaroi, Anao e Cimo, hanno però guardato indietro e contestato duramente la mancata vigilanza per evitare i focolai covid al San Martino: «Ciò che è accaduto al reparto di Medicina, dove si sono infettati più di quaranta fra personale e pazienti è inammissibile – ha commentato Giampiero Sulis, rappresentate del Cimo –. Il perdurare dell’assenza dei percorsi dimostra la totale disorganizzazione dell’ospedale». Intanto, da oggi l’ospedale potrà praticare i tamponi molecolari rapidi ai pazienti in ingresso.

Novità ci sono anche per l’ospedale di Bosa che entro sessanta giorni dovrebbe finalmente essere dotato degli erogatori di gas medicali, indispensabili per il trattamento dei pazienti covid. L’incontro è però iniziato affrontando il tema più urgente: l’aumento dei contagi anche all’interno dell’ospedale e la necessità di affrontare la situazione in maniera razionale. «Tutti hanno chiesto che ogni aspetto venga affrontato con attenzione per evitare che si ripetano i problemi del passato», spiega il presidente dell’Ordine dei medici, Antonio Sulis.

Oggi intanto, è il giorno dei sindaci che alle 11, saranno a Cagliari, di fronte alla sede del consiglio regionale per chiedere interventi immediati per riportare la sanità dell’Oristanese a livelli accettabili. Sarà il sindaco del capoluogo, Andrea Lutzu a guidare la manifestazione indetta giovedì scorso durante la riunione straordinaria del Distretto sanitario, del quale è anche presidente. I sindaci, che avevano discusso dell’inadeguatezza dei servizi sanitari e ospedalieri della provincia, già noti ma acutizzatisi ulteriormente con la pandemia, oggi indosseranno la fascia tricolore per chiedere l’immediato ripristino dei servizi socio sanitari nella provincia, attraverso l’invio del personale medico e infermieristico necessario.

Stavolta saranno però soli: non ci sarà infatti il Comitato per il diritto alla salute che invece manifesterà sabato mattina a Oristano. «Avevamo chiesto noi cittadini, quella manifestazione, ma l’hanno convocata senza coinvolgerci e non ci hanno invitati», spiega Maria Carmela Marras, referente del Comitato che già ieri aveva criticato l’iniziativa, disconoscendola e chiedendo ai sindaci di disertarla. «Quando il sindaco di Oristano afferma che la loro “non è una manifestazione contro qualcosa ma per qualcosa” – dice la dottoressa Marras – dimostra di voler assolvere la politica sanitaria regionale e locale che invece ha sbagliato tutto». E aggiunge: «Sono stati zitti per mesi, lasciando che la sanità venisse spolpata, fino a far mancare l’assistenza per tutti».

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