Abuso sessuale in cella, chiesti 10 anni

Un detenuto avrebbe violentato un compagno di reclusione a Massama

ORISTANO. La cella del carcere di Massama diventa un luogo oscuro, dove tutto sarebbe stato concesso. Soggiogato dalla prevalenza fisica del suo compagno, intimorito dalla sua preminenza psicologica, un detenuto avrebbe subito per mesi in silenzio gli abusi sessuali di quella persona con cui condivideva lo spazio nei giorni della reclusione. Per l’imputato il rischio è che possa arrivare ben presto una nuova condanna. Dipenderà tutto dalla decisione dei giudici del collegio del tribunale, presieduto da Carla Altieri (a latere Marco Mascia e Consuelo Mighela) che emetteranno la sentenza il 23 febbraio.

Per il momento su Mahjouby Makhlouf pende la richiesta di condanna a dieci anni di reclusione, formulata dal pubblico ministero Silvia Mascia che ha ricostruito quel che sarebbe avvenuto in carcere per alcuni mesi e con cadenza quasi settimanale. La vittima del processo era detenuta per aver commesso a sua volta degli abusi sessuali. Aveva però un deficit mentale che, secondo l’accusa e anche secondo l’avvocatessa di parte civile Antonella Piredda, l’avrebbe lasciato completamente in balia del compagno di cella del quale aveva timore e al quale si sottometteva senza opporre alcuna resistenza o manifestare apertamente lamentele.

Questo sarebbe accaduto ripetutamente sino al giorno in cui la vittima denunciò gli abusi. Seguirono indagini e persino un incidente probatorio che avrebbe confermato le accuse, sebbene l’imputato, anche con spontanee dichiarazioni durante il dibattimento, si sia difeso ripetutamente screditando la vittima e ricordando il motivo per cui fosse finito in carcere.

L’avvocato difensore Gianfranco Meloni si è invece soffermato sul fatto che non ci siano prove né testimoni. L’esito dell’incidente probatorio è stato quello di ritenere credibile la versione fornita dalla vittima, ma nessuno degli altri detenuti è stato in grado di riferire di aver visto o sentito abusi. La vittima portava sì dei segni sul volto, forse riconducibili a maltrattamenti, ma questo è un reato che non è stato contestato e su cui non si esprimeranno i giudici. Resta invece tutta da giocare la partita degli abusi sessuali. Il 23 febbraio, accusa, parte civile e difesa avranno spazio per eventuali repliche e controrepliche, poi ci sarà la sentenza.

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