l’indagine nata nel 2016
L’Assl negò l’accesso agli atti, poi il caso finì in tribunale
ORISTANO. C’è stato un periodo a Oristano in cui la sigla PdS veniva distorta, con ironia negli ambienti politici ostili, in Partito della Sanità. Era l’epoca delle ultime elezioni comunali. Da...
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ORISTANO. C’è stato un periodo a Oristano in cui la sigla PdS veniva distorta, con ironia negli ambienti politici ostili, in Partito della Sanità. Era l’epoca delle ultime elezioni comunali. Da allora le fortune del Partito dei Sardi sono andate scemando di pari passo con l’inchiesta giudiziaria che prese le mosse proprio da alcuni esposti e da un’indagine di tipo politico che mosse i primi passi in consiglio regionale. Fu il consigliere sardista Angelo Carta a sollevare il caso, le sue richieste però sbatterono contro una serie di dinieghi. Il consigliere regionale voleva conoscere la provenienza dei lavoratori interinali che venivano assunti all’Assl di Oristano e quella dei vincitori dei concorsi per infermieri, ostetrici e operatori socio sanitari che dovevano poi essere assunti al San Martino.
Secondo le imputazioni, la commissaria dell’Assl Maria Giovanna Porcu negò l’accesso a quei dati per celare il fatto che la gran parte provenisse da Marghine e Planargia, roccaforte elettorale del Partito dei Sardi, e fosse anche legato da parentele o amicizie agli esponenti di vertice dello stesso PdS. Il consigliere regionale Gianfranco Congiu e Antonio Onorato Succu fecero da scudo chiamando a rapporto alcuni di coloro che di quelle assunzioni o di quei favori nella composizione della graduatoria avrebbero beneficiato. Avrebbero così costruito lo scudo che, per la procura, sarebbe servito a evitare la divulgazione di quei dati: stando a testimonianze e intercettazioni, avrebbe convinto alcune persone a inviare una lettera all’Assl in cui esprimevano il proprio dissenso alla divulgazione invocando la privacy.
Il caso imboccò allora la strada della procura. Infatti saltò fuori, come si sospettava e si vedeva in corsia, che i prescelti avevano una determinata provenienza. Le assunzioni sarebbero state fatte tramite la sponda favorevole di responsabili delle agenzie interinali: qui entrano in gioco Agnese Canalis e Nicola Contarini che avrebbero sempre assecondato i dettami di quei vertici dell’Assl ora sotto accusa. Sarebbero stati loro a indicare i nomi delle persone da chiamare al lavoro. E sempre loro avrebbero scelto anche chi avrebbe dovuto vincere i concorsi, formando commissioni compiacenti e consegnando in anticipo a certi candidati le domande dei test o gli argomenti delle prova da affrontare all’esame. Perché agire in questo modo? Il PdS avrebbe avuto la necessità di costruire un bacino elettorale e di candidati e l’avrebbe fatto all’insegna del motto: «Io do il lavoro a te, tu trovi molti voti a me». Accuse che arrivano dopo anni al vaglio dell’aula. (e.carta)
Secondo le imputazioni, la commissaria dell’Assl Maria Giovanna Porcu negò l’accesso a quei dati per celare il fatto che la gran parte provenisse da Marghine e Planargia, roccaforte elettorale del Partito dei Sardi, e fosse anche legato da parentele o amicizie agli esponenti di vertice dello stesso PdS. Il consigliere regionale Gianfranco Congiu e Antonio Onorato Succu fecero da scudo chiamando a rapporto alcuni di coloro che di quelle assunzioni o di quei favori nella composizione della graduatoria avrebbero beneficiato. Avrebbero così costruito lo scudo che, per la procura, sarebbe servito a evitare la divulgazione di quei dati: stando a testimonianze e intercettazioni, avrebbe convinto alcune persone a inviare una lettera all’Assl in cui esprimevano il proprio dissenso alla divulgazione invocando la privacy.
Il caso imboccò allora la strada della procura. Infatti saltò fuori, come si sospettava e si vedeva in corsia, che i prescelti avevano una determinata provenienza. Le assunzioni sarebbero state fatte tramite la sponda favorevole di responsabili delle agenzie interinali: qui entrano in gioco Agnese Canalis e Nicola Contarini che avrebbero sempre assecondato i dettami di quei vertici dell’Assl ora sotto accusa. Sarebbero stati loro a indicare i nomi delle persone da chiamare al lavoro. E sempre loro avrebbero scelto anche chi avrebbe dovuto vincere i concorsi, formando commissioni compiacenti e consegnando in anticipo a certi candidati le domande dei test o gli argomenti delle prova da affrontare all’esame. Perché agire in questo modo? Il PdS avrebbe avuto la necessità di costruire un bacino elettorale e di candidati e l’avrebbe fatto all’insegna del motto: «Io do il lavoro a te, tu trovi molti voti a me». Accuse che arrivano dopo anni al vaglio dell’aula. (e.carta)
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