Si corre, non si corre: il gremio diviso in due

Il presidente Nando Faedda guida la fazione dei contrari: «Troppi rischi» La maggioranza vorrebbe che si facesse un tentativo per un’edizione ridotta

ORISTANO. C’è chi spinge per il sì e chi frena o è palesemente orientato per il no. Questa dovrebbe comunque essere la settimana decisiva per la Sartiglia. Nei prossimi giorni sarà convocato il consiglio dell’Istituzione Sartiglia all’interno della Fondazione Oristano che, con tutta probabilità, deciderà se ci sono margini per fare una proposta alla prefettura per far svolgere comunque qualcosa che consenta di poter dire che la tradizione non è stata interrotta oppure se getterà la spugna di fronte alla pandemia.

Intanto, prima ancora che gli organi ufficiali facciano i loro passi, nei giorni scorsi c’è stata un’agitata riunione del gremio dei contadini in cui le fazioni, una molto numerosa e l’altra con meno sostenitori, si sono trovate l’una di fronte all’altra. È stata una discussione molto animata al termine della quale nemmeno tra i componenti del gremio di San Giovanni si è raggiunta l’unanimità sul da farsi. La certezza è che il presidente Nando Faedda è il primo a tirare il freno a mano e a esprimersi nettamente per il no. Sull’altro lato della tribuna ci sono invece i sostenitori di un’edizione ridotta, ridottissima, addirittura ai minimi termini. Si accontenterebbero anche solo della vestizione del capocorsa e, al massimo, di un passaggio della pariglia del componidori nelle strade della giostra.

Una passerella che però non sarebbe così semplice da effettuare perché comunque ci sarebbe il rischio che troppe persone decidessero di seguire il componidori nella sua uscita in giro per la città prima di raggiungere il percorso e poi per il rientro nella sede del gremio.

Lo stesso Faedda ha spiegato agli altri componenti del gremio che su di sé ricadrebbero anche responsabilità che vanno al di là dell’eventuale via libera che la prefettura potrebbe o meno concedere qualora l’Istituzione Sartiglia facesse il passo in avanti per chiedere il permesso di svolgere la manifestazione in formato mignon. Il copione prevederebbe infatti che il presidente faccia l’invito formale al componidori di persona; ci sarebbe poi la cerimonia della consegna dei ceri benedetti il 2 febbraio, giorno della Candelora; poi c’è comunque tutto il rituale della Sartiglia che, anche in forma ridotta, avrebbe la necessità di far svolgere la vestizione moltiplicando comunque i contatti tra le persone e quindi la possibilità di contagio.

Le preoccupazioni che Nando Faedda ha esposto agli altri componenti del gremio riguardano poi l’incertezza sull’andamento dell’epidemia e un’impennata potrebbe spiazzare tutti anche qualora la macchina organizzativa si fosse messa in moto. D’altro canto, la maggioranza del gremio insiste e ritiene che, utilizzando le massime precauzioni e limitando al massimo la partecipazione di persone alle fasi del cerimoniale, i rischi sarebbero davvero limitati.

La certezza, ma che riguarda il passato, è che sinora tutti gli appuntamenti pubblici legati a tradizioni o feste sono stati annullati. Non c’è stata l’Ardia, non ci saranno i fuochi di Sant’Antonio, non ci sono stati più spettacoli pubblici a eccezione di una brevissima parentesi durante il Settembre Oristanese, poi anch’esso sospeso in fretta e furia dopo i primi allarmi in città. E così quel che nemmeno la guerra era riuscito a fermare, stavolta potrebbe davvero doversi arrendere. Pochi giorni e tutto sarà deciso. A meno che non lo sia già nei palazzi in cui la sicurezza pubblica è argomento quotidiano.

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