La denuncia dell’operatore del 118: «Infinite le attese in ambulanza»

ORISTANO. In attesa che la Regione ufficializzi la nomina del commissario, proseguono i disagi all’ospedale per i pazienti e il personale delle ambulanze. «Il San Martino è abbandonato a se stesso,...

ORISTANO. In attesa che la Regione ufficializzi la nomina del commissario, proseguono i disagi all’ospedale per i pazienti e il personale delle ambulanze. «Il San Martino è abbandonato a se stesso, – denuncia, un operatore di una delle cooperative del 118 che operano nell’Oristanese –. C’è grande disorganizzazione e non si capisce perché. Hanno smontato le tende della Protezione civile, che prima erano usate per il pre-triage, motivandolo con il fatto che non erano riscaldate e devono installare dei container, ma per ora non sono in funzione».

Ne consegue che per gli operatori non sia affatto semplice fare ogni giorno il proprio lavoro. «Nel reparto di Medicina i pazienti positivi sono stati portati via il 24 dicembre. Siamo quasi a metà gennaio e non è cambiato pressoché nulla. Il reparto è vuoto, il personale non si capisce dove sia stato spostato, ma per vari motivi ci sono ancora i pazienti di Medicina in Pronto soccorso. Per cui i disagi sono sempre per chi aspetta un ricovero ordinario in reparto e per noi operatori che dobbiamo stare ore e ore in attesa al freddo sui mezzi. La notte di Natale per un ricovero ho dovuto attendere quattro ore in cabina con una temperatura di 3 gradi e le cose non migliorano. Quando aspetti tre ore puoi ritenerti fortunato, ieri l’attesa è stata di quattro ore e mezza».

L’operatore entra nel dettaglio: «Se un paziente si presenta al Pronto soccorso e ha un problema interno, non essendo disponibile il reparto di Medicina, lo sistemano su una barella nel corridoio. Quindi il personale, già stremato e sotto numero, deve fare il lavoro ordinario di Pronto soccorso e in più accudire i pazienti in corridoio. È sotto stress e può capitare che il malcontento si riverberi su di noi».

La differenza si nota facendo il confronto con gli altri ospedali: «A San Gavino nel periodo più critico ci sono state anche quindici ambulanze in fila, ma c’erano gli infermieri che nell’area di pre-triage si avvicinavano agli operatori per accertarsi delle loro condizioni, offrire una bevanda calda o un panino. Discorso simile durante la fase 1 al Santissima Trinità di Cagliari, dove si operava in condizioni umane e si poteva riposare nelle tende».

L’Assl risponde tramite l’ufficio stampa: «Possono esserci dei disagi, ma il pre-triage funziona in questo modo. Al paziente viene fatto un test rapido in ambulanza, in modo che siano separati i percorsi tra positivi e negativi. Il test rapido dà un risultato dopo circa un’ora. Se il paziente è negativo entra nella zona pulita del Pronto soccorso, se invece è positivo viene sistemato nella zona riservata ai pazienti sospetti, in attesa di essere trasferito. Nel frattempo prestiamo assistenza a entrambi, garantendo la sicurezza. I tempi sono legati a questi percorsi. Martedì pomeriggio sono iniziati i lavori per l’installazione dei container, che risolveranno il problema».

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