«Mio figlio mi ha tradito, non ha detto che era gay»
di Michela Cuccu
L’uomo ha denunciato mamma e fratello. La donna si è difesa contrattaccando «Gli avevamo dato in gestione l’azienda e in affitto i terreni, ne ha approfittato»
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ORISTANO. «Tutto è precipitato quando lui ha perso la testa per quest’altro». Non c’era solo una madre anziana sconvolta dal coming out del figlio che, sposato e padre di due ragazzini, le aveva confessato di essere gay.
L’udienza di ieri del processo per stalking, nato dalla querela di un imprenditore di 44 anni, che stanco di essere insultato e perseguitato dalle persone di famiglia che non sopportavano la sua nuova vita, aveva denunciato madre e fratello, ha preso una piega diversa. Come spuntata dal copione di una soap opera, madre e fratello da accusati si sono trasformati in accusatori.
Gli interessi. Questa volta la contesa non riguarda la sfera affettiva dell’uomo, ma quelli che in gergo vengono indicati come “motivi di interesse”. «Gli avevamo dato in affitto i terreni ma non abbiamo mai visto un centesimo. Quando vendette attrezzature dell’azienda, ricavandone 106 mila euro, non ci dette nulla». Avvolta in un piumino nero, la madre che più di una volta aveva definito quel figlio “indegno” e che ieri, calcando la mano ha accusato di non essere un buon padre, perché, una notte avrebbe lasciato i figli a casa da soli (in realtà erano con la mamma, n.d.c.) «per uscire con un altro uomo», rispondendo alle domande del giudice monocratico, Serena Corrias e del pubblico ministero Daniela Caddeo, ha dedicato buona parte della sua deposizione a cercare di spostare l’attenzione sulla gestione dell’azienda di famiglia, che, dopo la morte del marito, era stata affidata a quel figlio che ora accusa di aver «approfittato dell’azienda». Considerazioni gravi, che la donna pronuncia supportata dai suoi legali, gli avvocati Gesuino Loi e Romina Pinna, che producono documenti dai quali emergerebbe la gestione aziendale contestata. Ma l’avvocato di parte civile, Romina Marongiu, per non ci sta. Più volte richiama l’imputata a rispondere degli argomenti relativi al processo.
La parte civile. «Come mai questi aspetti saltano fuori solo dopo la querela di suo figlio?», chiede l’avvocato alla madre. Già, perché tutte quelle rivendicazioni di tipo economico, mai diventate oggetto di disputa in un tribunale civile, compaiono solo dopo che il figlio aveva deciso di non nascondere più la sua omosessualità. È a quel punto che la madre contatta gli altri fratelli. Vorrebbe che l’azienda passasse interamente a loro. «Però non ho mai detto che siccome lui era omosessuale doveva cedere l’azienda», dice. Anche il fratello, anche lui imputato, rispondendo al giudice, punta tutto sulle questioni economiche: «Ero all’oscuro dei contrasti tra lui e mia madre», dice. Eppure, tanto nascosti quei contrasti non sembrano esser stati, tanto che la donna ne parla anche con dei conoscenti.
La confessione. «Mi sono sentita tradita», è la risposta di lei, che così si difende. «Lui mi ha buttato questa bomba di punto in bianco: non ho avuto i tempo di capire». Una reazione diversa di quella della moglie, che ha accetta la nuova situazione e anche se è andata a vivere in un’altra casa, continua a frequentare il marito che, fuori dall’aula racconta come «lei che è ancora mia moglie, viene tutti i giorni a pranzo a casa e si siede a tavola con i figli, con me e il mio compagno». L’unica a non tollerare è proprio la madre, arrivata a colpire il figlio con un bastone. «È lui che me lo strappò di mano – si giustifica quando le chiedono di quell’episodio – anche se in tutto quel periodo ci siamo ignorati, lui non ha fatto nulla per riallacciare i rapporti, anzi, si divertiva a provocarmi». Si prosegue il 24 giugno con i testi a difesa.
L’udienza di ieri del processo per stalking, nato dalla querela di un imprenditore di 44 anni, che stanco di essere insultato e perseguitato dalle persone di famiglia che non sopportavano la sua nuova vita, aveva denunciato madre e fratello, ha preso una piega diversa. Come spuntata dal copione di una soap opera, madre e fratello da accusati si sono trasformati in accusatori.
Gli interessi. Questa volta la contesa non riguarda la sfera affettiva dell’uomo, ma quelli che in gergo vengono indicati come “motivi di interesse”. «Gli avevamo dato in affitto i terreni ma non abbiamo mai visto un centesimo. Quando vendette attrezzature dell’azienda, ricavandone 106 mila euro, non ci dette nulla». Avvolta in un piumino nero, la madre che più di una volta aveva definito quel figlio “indegno” e che ieri, calcando la mano ha accusato di non essere un buon padre, perché, una notte avrebbe lasciato i figli a casa da soli (in realtà erano con la mamma, n.d.c.) «per uscire con un altro uomo», rispondendo alle domande del giudice monocratico, Serena Corrias e del pubblico ministero Daniela Caddeo, ha dedicato buona parte della sua deposizione a cercare di spostare l’attenzione sulla gestione dell’azienda di famiglia, che, dopo la morte del marito, era stata affidata a quel figlio che ora accusa di aver «approfittato dell’azienda». Considerazioni gravi, che la donna pronuncia supportata dai suoi legali, gli avvocati Gesuino Loi e Romina Pinna, che producono documenti dai quali emergerebbe la gestione aziendale contestata. Ma l’avvocato di parte civile, Romina Marongiu, per non ci sta. Più volte richiama l’imputata a rispondere degli argomenti relativi al processo.
La parte civile. «Come mai questi aspetti saltano fuori solo dopo la querela di suo figlio?», chiede l’avvocato alla madre. Già, perché tutte quelle rivendicazioni di tipo economico, mai diventate oggetto di disputa in un tribunale civile, compaiono solo dopo che il figlio aveva deciso di non nascondere più la sua omosessualità. È a quel punto che la madre contatta gli altri fratelli. Vorrebbe che l’azienda passasse interamente a loro. «Però non ho mai detto che siccome lui era omosessuale doveva cedere l’azienda», dice. Anche il fratello, anche lui imputato, rispondendo al giudice, punta tutto sulle questioni economiche: «Ero all’oscuro dei contrasti tra lui e mia madre», dice. Eppure, tanto nascosti quei contrasti non sembrano esser stati, tanto che la donna ne parla anche con dei conoscenti.
La confessione. «Mi sono sentita tradita», è la risposta di lei, che così si difende. «Lui mi ha buttato questa bomba di punto in bianco: non ho avuto i tempo di capire». Una reazione diversa di quella della moglie, che ha accetta la nuova situazione e anche se è andata a vivere in un’altra casa, continua a frequentare il marito che, fuori dall’aula racconta come «lei che è ancora mia moglie, viene tutti i giorni a pranzo a casa e si siede a tavola con i figli, con me e il mio compagno». L’unica a non tollerare è proprio la madre, arrivata a colpire il figlio con un bastone. «È lui che me lo strappò di mano – si giustifica quando le chiedono di quell’episodio – anche se in tutto quel periodo ci siamo ignorati, lui non ha fatto nulla per riallacciare i rapporti, anzi, si divertiva a provocarmi». Si prosegue il 24 giugno con i testi a difesa.
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