La Nuova Sardegna

Oristano

I container inutilizzati a due mesi dalla consegna

di Michela Cuccu
I container inutilizzati a due mesi dalla consegna

La Protezione civile li aveva forniti all’Assl per filtrare gli ingressi I pazienti che aspettano una visita al Pronto soccorso restano all’aperto

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ORISTANO. Pazienti al freddo e container del pre triage ancora inutilizzati. Ha del paradossale ciò che sta accadendo all’ospedale San Martino, dove i casi sospetti e anche chi deve accedere al Pronto soccorso continuano ad aspettare all’aperto o male che vada nelle proprie macchine. Arrivati a inizio dicembre, i tre container inviati dalla Protezione civile, dovevano funzionare da filtro per gli accessi al pronto soccorso. Oltre due mesi dopo, non sono ancora pronti. Probabilmente la direzione dell’ospedale San Martino era convinta che i tempi di attivazione sarebbero stati molto più brevi, altrimenti non avrebbe fatto smontare la tenda che era stata sistemata di fronte al reparto che durante l’inizio dell’emergenza Covid aveva ospitato proprio il pre triage, per poi rimanere inutilizzata nella seconda ondata pandemica.

Da due mesi e più, insomma, in qualsiasi condizione meteorologica, l’attesa è all’aria aperta e spesso dura ore. «La direzione dell’ospedale su richiesta del Commissario straordinario sta elaborando le procedure per l’utilizzo dei container, che dovrà essere presentata la prossima settimana», è la risposta ufficiale della Ass,l che lascia intuire come i tempi di attesa per vedere i container funzionanti, si allunghino ulteriormente. Se l’Assl, come usa dire, si tiene sul vago, non lo è altrettanto il rappresentante aziendale del sindacato medico Cimo, Giampiero Sulis: «I container non sono ancora attrezzati: mancano le cose indispensabili come l’acqua corrente e i collegamenti alle linee telefoniche ed elettriche. Le pompe di calore non funzionano e le porte sono talmente strette che non ci passano le barelle».

Un quadro veramente allarmante, tuttavia non è il mancato allestimento dei container l’unico dei problemi irrisolti. «Carenza di personale, reparti come la Medicina con i posti letto che sono stati ridotti: sono questi gli aspetti urgenti che vanno affrontati, se vogliamo che il San Martino non collassi – prosegue Sulis –. Ne vorremmo parlare con il nuovo commissario straordinario al quale, all’indomani del suo insediamento, abbiamo inviato una richiesta scritta che ancora attende risposta». Ed aggiunge: «Sicuramente la priorità che stanno affrontando riguardano l’ampliamento del pronti soccorso, ma non si possono per questo tralasciare tutti gli altri aspetti ancora irrisolti. La realtà è che, a distanza di mesi dalle nostre denunce e sollecitazioni, quasi nulla è cambiato».

Il segretario del Cimo riferisce anche di un aspetto che ha dell’incredibile, legato alle vaccinazioni. «Certo, la campagna di vaccinazione sta andando avanti. Contrariamente a quanto avviene in altri ospedali isolani, qui ancora nessuno dei vaccinati è stato sottoposto agli esami per sapere se abbia o meno sviluppato anticorpi e dunque se il vaccino stia funzionando. Io, ad esempio, che ho ricevuto già la seconda dose, non soltanto non so se ho gli anticorpi, ma addirittura, sono costretto a dovermi sottoporre ancora ai tamponi periodici. Così mentre io e tutto il resto del personale vaccinato, continua a lavorare senza avere alcuna sicurezza sulla copertura dal rischio di contagio, l’Assl continua a spendere in tamponi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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