riabilitazione
Santa Maria Bambina, proroga per la “Casa dei Risvegli”
ORISTANO. Il centro di riabilitazione “Santa Maria Bambina” di Donigala aprirà un centro Diurno Alzheimer, dopo aver di recente ricevuto l’autorizzazione e l’accreditamento per venti utenti dalla...
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ORISTANO. Il centro di riabilitazione “Santa Maria Bambina” di Donigala aprirà un centro Diurno Alzheimer, dopo aver di recente ricevuto l’autorizzazione e l’accreditamento per venti utenti dalla Regione. Il Centro, riporta una nota della direzione, nasce con l’obiettivo di erogare servizi-prestazioni socio-sanitarie mediante un programma personalizzato di supporto, a carattere riabilitativo-assistenziale, rivolto a persone affette da demenza, a soggetti che presentano decadimento cognitivo, ma che conservano ancora una certa percentuale di autonomia psicomotoria. In attesa della convenzione con il servizio sanitario nazionale, le prestazioni per adesso saranno a pagamento.
Per la struttura di proprietà della Diocesi arriva anche una altra notizia, anche questa dalla Regione. La giunta regionale infatti ha prorogato di un altro anno la sperimentazione del percorso assistenziale rivolto alle persone in stato vegetativo e stato di minima coscienza avviata due anni fa nel Centro di riabilitazione Santa Maria Bambina di Oristano. Dal 2019 la struttura era stata autorizzata provvisoriamente dalla Regione alla realizzazione di un modulo con la riconversione temporanea di 10 posti letto (dei complessivi 45 per la riabilitazione globale a elevato livello assistenziale) da dedicare all'assistenza dei pazienti affetti da gravi lesioni cerebrali acquisite. La notizia che la sperimentazione del modulo di dieci posti letto, sui 45 globali, continuerà per un altro anno, darà ossigeno all’Istituto e rafforzerà l’offerta sanitaria, in attesa di una ridefinizione del sistema tariffario dell’intero settore della riabilitazione, che toccherà anche il Santa Maria Bambina, che continua a offrire nei restati 35 posti letto accreditati una riabilitazione globale a ciclo continuativo.
Le tariffe riconosciute dal servizio sanitario regionale sono una delle voci di entrata della Fondazione che gestisce la struttura. L’altra sono le donazioni, che consentono di abbattere i costi di gestione e di investire in strumenti e personale in continuazione, facendo del centro un esempio non solo per la Sardegna. Per il Santa Maria Bambina, contare su quei dieci posti letto per pazienti ancora non inseriti nello stato vegetativo persistente, sarebbe oltremodo positivo e metterebbe la struttura al riparo da riduzione di tariffe per le altre prestazioni.
Per la struttura di proprietà della Diocesi arriva anche una altra notizia, anche questa dalla Regione. La giunta regionale infatti ha prorogato di un altro anno la sperimentazione del percorso assistenziale rivolto alle persone in stato vegetativo e stato di minima coscienza avviata due anni fa nel Centro di riabilitazione Santa Maria Bambina di Oristano. Dal 2019 la struttura era stata autorizzata provvisoriamente dalla Regione alla realizzazione di un modulo con la riconversione temporanea di 10 posti letto (dei complessivi 45 per la riabilitazione globale a elevato livello assistenziale) da dedicare all'assistenza dei pazienti affetti da gravi lesioni cerebrali acquisite. La notizia che la sperimentazione del modulo di dieci posti letto, sui 45 globali, continuerà per un altro anno, darà ossigeno all’Istituto e rafforzerà l’offerta sanitaria, in attesa di una ridefinizione del sistema tariffario dell’intero settore della riabilitazione, che toccherà anche il Santa Maria Bambina, che continua a offrire nei restati 35 posti letto accreditati una riabilitazione globale a ciclo continuativo.
Le tariffe riconosciute dal servizio sanitario regionale sono una delle voci di entrata della Fondazione che gestisce la struttura. L’altra sono le donazioni, che consentono di abbattere i costi di gestione e di investire in strumenti e personale in continuazione, facendo del centro un esempio non solo per la Sardegna. Per il Santa Maria Bambina, contare su quei dieci posti letto per pazienti ancora non inseriti nello stato vegetativo persistente, sarebbe oltremodo positivo e metterebbe la struttura al riparo da riduzione di tariffe per le altre prestazioni.
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