Il “piatto solidale” estende i suoi partecipanti

Convenzioni attivate con mense, pasticcerie, panifici e ristoranti per non sprecare il cibo già cotto

ORISTANO. Si allarga la rete delle collaborazioni al progetto “Il piatto Solidale- No SprecOr”, varato dal mondo del volontariato oristanese per contrastare gli sprechi alimentari, rimettendo in circolo cibi già cotti ma rimasti invenduti o comunque non consumati, altrimenti destinati a diventare rifiuti.

Convenzioni con alcune mense scolastiche cittadine e con la mena della Polizia di Stato, stanno per essere siglate con la rete di associazioni (Domus Oristano, CittadinanzAttiva, Volontari Pro Carceri, Osvic, Caritas e Rotary)che hanno dato vita ad una iniziativa che dopo nemmeno un mese dall’inaugurazione del centro operativo, in via Masones 16, sta destando molto interesse in Città e non solo.

La presenza di questo nuovo soggetto per il sostegno degli “invisibili”, sta infatti stimolando nuove iniziative, come quella, varata dal Rotary club assieme alla sezione oristanese del patronato 50&più, di distribuire buoni colazione da utilizzare nei bar della città.

«La nostra organizzazione ha ricevuto una parte di questi buoni che noi stiamo distribuendo tra le persone con maggiori difficoltà – dice Luisanna Usai, presidente di Domus Oristano, associazione capofila del progetto – è una iniziativa che non soltanto aiuta i non abbienti, ma viene anche in soccorso dei bar, che a causa della pandemia, sono tra le imprese maggiormente colpite dalla crisi».

Usai spiega come “il piatto solidale” stia rapidamente conquistando l’interesse di diverse aziende.

«Stiamo contattando nuovi possibili collaboratori, tra cui supermercati, panifici e pasticcerie, gastronomie e ristoranti, che si metteranno in rete con noi così che nessun cibo cotto e non consumato vada sprecato. In questi giorni, inoltre siamo stati contattati anche da piccole aziende che hanno chiesto di poter far parte del progetto».

Il progetto finanziato dalla Regione, consiste infatti nel ritirare cibo già cotto ma rimasto invenduto.

«È cibo di ottima qualità che d’ora in poi non finirà nei bidoni della spazzatura, ma sarà distribuito tra i bisognosi, il cui numero già alto, in questi mesi di emergenza sanitaria è cresciuto a dismisura anche in città», precisa Usai.

La distribuzione dei cibi nel frattempo continua, anche attraverso parrocchie, case di riposo, la mensa del povero.

«Tutto è svolto con estrema discrezione, e con la massima attenzione agli aspetti igienico sanitari dei proditti in ogni fase dell’intervento – rispettando soprattutto – conclude Usai – la dignità dei nostri assistiti».

Michela Cuccu

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