Sanità malata, vertice sindaci-Ares

Ospedale e vaccini al centro dell’incontro di oggi con Temussi e Cossu (Assl). Ordine dei medici ancora contro la politica

ORISTANO. Fermare ogni possibile manovra che possa pregiudicare l’esistenza stessa dell’ospedale San Martino e, soprattutto, conoscere il destino della sanità pubblica nella provincia. I sindaci del Distretto sanitario di Oristano affilano le armi. Vogliono sapere se è vero che il principale ospedale della provincia sia davvero a rischio di chiusura, come anche di recente denunciato da sindacati e comitati di cittadini. Contemporaneamente, chiedono di conoscere i dettagli del piano vaccinale e quali rimedi siano in programma per venire a capo dell’ormai cronica mancanza di medici di base, che sta lasciando intere comunità prive persino dell’assistenza sanitaria primaria.

Attendono risposte dai commissari dell’Ares-Ats, Massimo Temussi, e dell’Assl di Oristano, Francesco Cossu, inviati a partecipare alla riunione convocata d’urgenza dal sindaco del capoluogo e presidente del Distretto. Andrea Lutzu ha infatti raccolto le denunce sulle carenze dei servizi sanitari, carenze che vanno progressivamente crescendo a partire dal rischio di un blocco di diversi reparti e ambulatori del San Martino, la cui esistenza, come scritto nel dettagliato dossier del sindacato medico Cimo, è messa seriamente in pregiudizio dalla cronica mancanza di personale, medico, infermieristico e tecnico, accresciuta negli ultimi mesi a seguito di continui trasferimenti per far fronte alle carenze in altri ospedali isolani.

È una situazione paradossale per il San Martino che potrebbe, secondo i sindacati, collassare da un momento all’altro. La riunione, fissata per le 11.30 nella sala consiliare del Comune, vedrà la partecipazione dei 24 sindaci del Distretto e punta anche a conoscere i progetti di Ats e Assl sui poliambulatori, sempre più carenti di servizi. Alla viglia dell’incontro c’è da registrare anche l’intervento del presidente dell’Ordine dei Medici provinciale, Antonio Sulis: «Abbiamo amaramente constatato la mancanza di una volontà politica decisa a mettere in atto un’organizzazione seria di riordino di un sistema sanitario depauperato nelle sue strutture sia di mezzi che di personale medico e infermieristico – scrive –. Abbiamo più volte richiesto la presenza dei nostri amministratori regionali e comunali per evidenziare le carenze e avviare un processo di salvaguardia dei servizi territoriali e ospedalieri che richiedevano un bisogno immediato di adeguamento nel ripristino di mezzi e professionisti, che non rispondevano più alle necessità di una popolazione di utenti costretta spesso a migrare in altre province o regioni per avere assistenza e cure».

Insomma, da parte di Sulis, c’è un attacco durissimo alla politica regionale e locale: «La chiusura del San Martino, paventata dal sindacato Cimo, è il risultato di una politica sanitaria che ha permesso questo risultato, con una latitanza colpevole di chi avrebbe dovuto programmare e organizzare la crescita e lo sviluppo della nostra Azienda sanitaria». Il presidente dell’Ordine dei medici è ancora più duro quando scrive: «La politica amministrativa, completamente assente, ha risposto con lo slogan “tutto va bene”, coltivando il proprio orticello e ignorando qualsiasi suggerimento per una programmazione seria e articolata. Ci sono state e sono in corso indagini della magistratura, con arresti e sospensioni, ma tutto tace da parte della politica locale e regionale. Ci rendiamo conto che confrontarsi con la controparte tecnica, capace di portare sul tavolo la realtà, può causare la paura della verità, ma insistiamo proprio sul bisogno, ormai improrogabile, di questo confronto, che appare l'unica soluzione in grado di offrire, a chi ci gestisce dall’alto, la possibilità di porre rimedio a un disastro annunciato».

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