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cronaca

Morte di Doddore Meloni, non ci furono colpevoli

L’indipendentista spirò in ospedale dopo lo sciopero della fame iniziato in cella I familiari e il loro legale contestavano i metodi con cui fu ripresa l’alimentazione


02 marzo 2021 di Enrico Carta


TERRALBA. Per la giustizia italiana il caso è chiuso. Resta un eventuale ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’uomo, ma per il momento la morte di Doddore Meloni, l’indipendentista spirato in ospedale il 5 luglio 2017 al termine di un massacrante sciopero della fame seguito al suo arresto, non ha responsabili. La pietra tombale sul caso l’ha messa ieri la giudice per le indagini preliminari del tribunale di Cagliari, Lucia Perra, che ha accolto la richiesta di archiviazione della sostituta procuratrice Maria Virginia Boi.

Stavolta non ci sono altre mosse che la legale della famiglia, l’avvocata Cristina Puddu, può fare, se non quella di rivolgersi alla giustizia europea. Per quella italiana il caso è chiuso e non ci sono colpevoli. Il procedimento infatti proveniva già da una richiesta di archiviazione a cui era stata fatta opposizione. Successivamente la giudice aveva rimandato gli atti alla procura ordinando al pubblico ministero di avviare ulteriori accertamenti. Era soprattutto un aspetto ad aver destato qualche perplessità, che trovava riscontro nelle versioni discordanti dei consulenti, quello della ripresa dell’alimentazione.

Bisogna allora ricostruire la vicenda per capire come era nata l’inchiesta contro ignoti per di omicidio colposo. La morte di Doddore Meloni era arrivata dopo un devastante sciopero della fame, che l’esponente del partito indipendentista Meris aveva avviato per protestare contro la sua carcerazione. Non riteneva legittimo il cammino della giustizia e aveva sempre contestato le sentenze che l’avevano condannato a più riprese. Nessuna questione politica – per la maggior parte si era trattato di reati fiscali più la questione del danneggiamento ambientale per aver occupato l’isola di Mal di Ventre assieme ad alcuni fedelissimi e aver proclamato quelle poche centinaia di metri quadri territorio di una repubblica indipendente –.

Quando le varie sentenze divennero definitive, i cumuli di pena lo portarono in carcere, dove da subito rifiutò il cibo. La morte però sopraggiunse in ospedale a Cagliari successivamente alla conclusione dello sciopero della fame, in contemporanea con la ripresa dell’alimentazione. Secondo i familiari e la loro legale, sarebbe avvenuta in maniera troppo brusca, tanto da creare ulteriori scompensi al fisico già fiaccato dalla mancanza di sostentamento. Il supplemento d’inchiesta doveva chiarire proprio questo aspetto, ma entrambi i consulenti della procura hanno ritenuto che c’erano altissime probabilità che la morte sarebbe sopraggiunta ugualmente perché il fisico era ormai devastato e gli organi talmente indeboliti che un recupero era impensabile. Non ci sarebbe quindi relazione di causa-effetto tra la ripresa dell’alimentazione e il decesso. Questo dicono i medici la giustizia italiana, ora è probabile che il caso varchi i confini e arrivi a Strasburgo.

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