Crollo a scuola dopo i lavori, i consulenti: «Opere non concluse»

SENEGHE. La parola passa ai consulenti del pubblico ministero e i due ingegneri hanno un parere molto chiaro: i lavori furono fatti in difformità rispetto al progetto, motivo per cui la parete dell’ed...

SENEGHE. La parola passa ai consulenti del pubblico ministero e i due ingegneri hanno un parere molto chiaro: i lavori furono fatti in difformità rispetto al progetto, motivo per cui la parete dell’edificio che ospita le scuole crollò. Il parere trova per contro il fuoco di fila delle domande degli avvocati della difesa e così l’udienza per l’episodio legato all’assegnazione di quell’appalto e allo svolgimento dei lavori diventa quanto mai dibattuta. La sentenza è ancora lontana, perché mancano vari testimoni e i consulenti della difesa, ma intanto il processo ha segnato un primo importante momento. Sotto accusa ci sono l’ex sindaco Salvatore Pintus, 61 anni difeso dall’avvocato Guido Manca Bitti, e l’ingegnere di Sorgono Michele Macis, 47 anni difeso dall’avvocato Carlo Amat. Il terzo imputato, l’ingegnere di Seneghe Fabio Cubeddu, 49 anni difeso dagli avvocati Piero Franceschi e Massimo Ledda, è invece coinvolto per una questione marginale rispetto al filone principale d’inchiesta e riguarda la cessione in subappalto di lavori di progettazione sempre alla stessa struttura, ma che nulla hanno a che fare col crollo – erano opere di adeguamento delle norme di sicurezza, degli impianti energetici e delle barriere architettoniche –.

È comunque una questione che non è stata affrontata dalla lunga esposizione dei consulenti chiamati a deporre dal pubblico ministero Armando Mammone. I due tecnici si sono invece soffermati sui lavori e hanno esposto quello che per loro è il motivo che ha portato all’inchiesta per frode in pubbliche dell’ex sindaco Pintus e del professionista Macis, accusati anche di una serie di altri reati che riguardano soprattutto l’attestazione di lavori che invece sarebbero avvenuti in maniera difforme a quanto certificato. L’inadempimento rispetto a quanto previsto dal contratto deriverebbe dal fatto che sarebbero stati effettuati lavori per il deflusso delle acque piovane dal tetto che avrebbero generato poi dei danni alla parete che crollò. In più non sarebbero state ultimate alcune opere preeviste come la costruzione di una rampa per disabili, il montaggio di un montacarichi, quello di un infisso. Tutto ciò, secondo i consulenti, avrebbe generato un danno di poco meno di 10mila euro su 650mila euro totali a cui, come ha sottolineato il pubblico ministero, vanno aggiunti i lavori per rimettere in sicurezza la parte danneggiata.

Gli avvocati difensori hanno ripetutamente chiesto se la qualità del materiale e il tipo di lavoro eseguito avesse comunque garantito delle migliorie all’edificio, ma non hanno ottenuto risposta. Si sono poi soffermati su aspetti legati alla documentazione esaminata dai due consulenti e fornita da una dipendente del Comune e su cui si fonda proprio la consulenza. La prossima udienza è fissata per il 1° luglio. (e.carta)

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