Partite Iva allo stremo, 72 dicono sì a “Io apro”

Negozi, bar, ristoranti, parrucchiere e altri locali pronti a ospitare clienti domani Cresce in provincia il numero delle attività che si preparano a sfidare i divieti

ORISTANO. Dopo qualche tentativo andato a vuoto negli scorsi mesi, la fiamma della protesta ha iniziato a divampare fra gli esercenti oristanesi, arrivando a coinvolgere 72 attività, quasi tutte cittadine con rappresentanze da un po’ tutta la provincia: l’elenco completo circola sulle pagine social degli stessi locali. Si sono coordinati tramite whatsapp, su una chat creata in fretta e furia, dove in breve tempo sono arrivati decine di iscritti, e così in poche ore è nato “Io apro–Oristano”.

Il giorno della verità, quello in cui si scoprirà quanti daranno seguito all’appello per la riapertura, è fissato per domani. Per ora gli aderenti sono settantadue, mentre qualcuno si è tirato indietro perché il rischio è chiaro: aprire il proprio locale o negozio, nel bel mezzo della zona rossa, significa esporsi a una sanzione amministrativa da almeno 400 euro e di un aggiuntivo provvedimento di chiusura per cinque giorni. Chi è rimasto fermo nella sua idea, lo ha fatto mettendoci il nome della propria attività: ci sono tanti locali, ristoranti e pizzerie e poi qualche negozio e parrucchiere.

Settantadue aderenti però non bastano. L’obiettivo degli organizzatori è arrivare a cento e, per ora, si fatica a raggiungerlo. Tuttavia, questo non vuol dire necessariamente che la protesta non si terrà e che l’apertura dei locali non ci sarà: resta infatti il quadro della mobilitazione lanciata in tutta Italia proprio per il 26 aprile, con la piattaforma “Io apro” che si è resa disponibile a garantire l’assistenza legale a chi dovesse essere sanzionato.

Roberto Serra è il titolare dell’Input, club di via Sardegna ai primi posti nella lista degli aderenti. «Le nostre non sono semplici difficoltà economiche – spiega –. Parliamo proprio di fame, della difficoltà di portare qualcosa in tavola a casa». Ci sarebbero i ristori del governo, «Ma quali? Non ci arriva nulla. Le bollette invece continuano ad arrivare e le rate non sono state bloccate. Ecco, se ci dessero i ristori, fermassero le utenze e ci dicessero di stare chiusi in casa, non ci sarebbero problemi. Ma non è così e credo che chiunque, anche Draghi o le forze dell’ordine, reagirebbe così se non gli arrivasse lo stipendio da un anno».

La situazione sanitaria è comunque ancora allarmante in Sardegna, si potrebbe obiettare. «Io e miei colleghi non siamo negazionisti – replica Serra –, siamo partite IVA che stanno fallendo. Sappiamo che il Covid esiste e sappiamo di cosa si tratta. Riaprirò in totale sicurezza, rispettando tutte le misure, probabilmente più di quanto si vede dentro i supermercati. Non sono i locali i responsabili di questa situazione, anzi con la zona rossa e l’asporto mi sembra si creino più assembramenti fuori dai locali di quanti se ne creano quando l’esercizio è aperto». Per Roberto Serra non basteranno gli allentamenti che scatteranno da domani in tutto il resto d’Italia: «Oristano vive di notte, la Sardegna vive di notte. Anche in tempi normali, per i locali oristanesi l’inverno è un periodo difficile. In questo momento col coprifuoco anche un ritorno in zona gialla sarebbe una mazzata».

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