«Avevo paura di dare nostra figlia al padre»

Interrogata la madre accusata di sottrazione di minore dall’ex marito «Temevo perché era stato violento con me. Ora non la vedo da dicembre»

ORISTANO. Il 5 maggio saranno cinque mesi che non vede la figlia di sei anni. L’ultima volta era stata nel week end del 5 e 6 dicembre a Viterbo. Alle 18 il saluto, da allora solo poche telefonate. Ieri, la 38enne di un paese della Marmilla, protagonista di uno scontro giudiziario su fronti opposti assieme all’ex marito che ha in affidamento la piccola, era nuovamente in aula. Se nell’udienza del 3 marzo aveva deposto come parte offesa, visto che accusa l’ex marito di lesioni, ieri era sul banco degli imputati. Imputata per sottrazione di minore, perché avrebbe violato le prescrizioni dei giudici del tribunale laziale che le imponevano di far trascorrere alla bimba del tempo anche assieme al padre, si è sottoposta a interrogatorio.

Ha negato ripetutamente di aver impedito al padre di vedere la figlia. Rispondendo alle domande del pubblico ministero Marco De Crescenzo, dell’avvocato di parte civile Mario Gusi, all’avvocato difensore Cristina Puddu e della giudice Elisa Marras ha sostenuto di non avere responsabilità se gli incontri non avvenivano o si svolgevano in modo inusuale. «Ero vittima di maltrattamenti e li ho denunciati, attendo che il tribunale di Viterbo si pronunci, ma lo farà nel 2024. È il motivo per cui non la lasciavo col padre, considerando che era piccolissima. Mi sono anche autodenunciata perché volevo che emergesse il suo comportamento violento. Altre volte invece era lui a non presentarsi agli incontri».

La storia è quanto mai controversa e il processo che vede entrambi i genitori imputati si intreccia con la vicenda dell’affido di cui si è occupata la sezione civile del tribunale di Viterbo. Dal luglio 2018 la madre può incontrare la bambina solo a Viterbo all’interno di un istituto alla presenza degli assistenti sociali. Il covid ha peggiorato tutto e così succede che passino mesi prima che madre e figlia siano di nuovo assieme. «Ha perso due dentini dall’ultima volta in cui siamo state insieme, ma non l’ho potuta ancora vedere – dice al termine dell’udienza –. Sto chiedendo di avere una foto, ma per ora non l’ho avuta».

In aula invece si è soffermata sulla questione della sottrazione di minore, quando le è stato chiesto del perché non avesse adempiuto all’ordinanza del tribunale che le aveva imposto di fare rientro a Viterbo affinché anche il padre potesse stare con la piccola: «Semplicemente mi era stata imposta una cosa che non ero in grado di rispettare. Avevo avuto l’obbligo di trasferirmi a Viterbo entro quindici giorni e di trovarmi un lavoro in un posto dove, a parte il mio ex marito che avevo già denunciato, non conoscevo nessuno. Grazie al sindaco del mio paese si era aperto un tavolo di negoziazione, ma dopo 40 giorni sono dovuta partire senza sapere dove andare a dormire e con una bambina piccola. Il lavoro che mi era stato trovato era da un’amica di mio marito e lo stipendio era pari all’affitto che avrei dovuto pagare. Così, quando ho finito i soldi che mi aveva dato secondo gli accordi il mio ex marito, sono andata via da Viterbo a casa di un’amica a Caserta. Ci sono rimasta una settimana, poi sono tornata in Sardegna. Gli ho anche consentito di venire a trovare la bambina in casa nostra».

La prossima udienza è fissata per il 7 giugno, mentre di ieri è l’ennesimo appello di Maria Grazia Caligaris, esponente dell’associazione Socialismo Diritti Riforme: «Il problema irrisolto è quello di salvaguardare e garantire il rapporto madre-figlia. Il trascorrere del tempo sta facendo crescere una bambina con una mamma fantasma di cui ormai conosce solo la voce».

WsStaticBoxes WsStaticBoxes