L’Assl parte civile contro i vecchi vertici

L’Ats dà l’incarico per tutelare l’azienda sanitaria nel processo sui presunti concorsi truccati e le assunzioni pilotate

ORISTANO. Assl contro Assl e, come il Kramer contro Kramer, ci si vede in tribunale, ma su posizioni contrapposte. Da una parte ci sarà l’attuale gestione della sanità, dall’altra quella precedente travolta dall’inchiesta Ippocrate con cui la procura è convinta di aver fatto luce su un presunto giro di concorsi truccati e di favori in cambio di soccorso elettorale. È il terreno su cui le controparti si muoveranno al palazzo di giustizia perché l’Assl, su delibera dell’attuale commissario dell’Ats Massimo Temussi, chiederà l’ammissione come parte civile al processo che si aprirà l’8 luglio contro chi ha gestito l’azienda sanitaria sino a pochissimo tempo fa.

La decisione è arrivata dopo il rinvio a giudizio di tredici delle quindici persone coinvolte nell’inchiesta per la quale è stato prosciolto dal giudice Salvatore Carboni l’avvocato Gianfranco Congiu, ex consigliere regionale del Partito dei Sardi, movimento politico che aveva alcuni dei suoi uomini nei posti chiave dell’Assl sino alla scorsa estate. Un altro imputato, l’operatore socio sanitario Nicola Bassetti, ha chiesto invece l’istituto della messa alla prova ed eviterà il processo. Per tutti gli altri, compresi l’ex manager Mariano Meloni, l’ex primario di Ostetricia responsabile del blocco operatorio Antonio Onorato Succu e l’ex primario di Anestesia Augusto Cherchi, ci sarà invece la prova del nove in aula.

L’Assl è parte offesa e come tale si può inserire nel processo per arrivare, nel caso di condanne, alla richiesta di risarcimento danni. La costituzione di parte civile va fatta entro la prima udienza e così è stata firmata la delibera con la quale si affida l’incarico di rappresentare l’azienda sanitaria all’avvocato del Foro di Nuoro, Paolo Raffaele Tuffu.

A proposito di Ippocrate, ieri la giudice Serena Corrias ha pronunciato una sentenza legata a doppio filo a quel procedimento. È un’assoluzione e riguarda la dipendente dell’Assl Liliana Marteddu. Era finita sotto processo per false dichiarazioni al pubblico ministero Armando Mammone che la interrogava proprio nell’ambito del filone principale dell’inchiesta. Era accusata di aver risposto alle domande in maniera evasiva o trincerandosi dietro dei «non ricordo» che la procura aveva ritenuto poco credibili, tanto da chiedere poi la condanna a un anno. È invece arrivata l’assoluzione, come sollecitato dall’avvocato Andrea Puledda, secondo cui Liliana Marteddu non era tenuta a rispondere alle domande a lei fatte come testimone, perché avrebbe potuto accusare se stessa oppure sarebbe dovuta essere interrogata alla presenza di un avvocato, nel caso in cui fosse stata indagata.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

WsStaticBoxes WsStaticBoxes