“Sardi e sicuri”, solo il 2,2% si presenta per i tamponi

Bassissimo il numero di accessi allo screening: sono stati 3.492 in due giorni  Notevole l’impegno organizzativo: coinvolti 320 operatori sanitari in 31 sedi

ORISTANO. Come avviene per i flussi elettorali, la speranza era quella di invertire all’ultimo la tendenza. Quando però si sono chiuse le urne, il quorum era tutt’altro che raggiunto. Nelle trentuno sedi dislocate in tutta la provincia per lo screening di massa sulla popolazione per capire dove ancora si annidi il contagio, di persone disposte a effettuare il tampone se ne sono viste ben poche. I numeri ufficiali sono arrivati in serata e dicono che alla giornata promossa dall’Ats Sardegna si è presentato appena il 2,2% della popolazione della provincia. Significa che la tendenza è rimasta pressoché identica a quella del giorno prima quando si era raggiunto il tetto dell’1,2%. Non esattamente un Everest. Ieri infatti si sono presentate circa 1.500 persone, dato peggiore di quello di sabato quando a effettuare il tampone gratuito si erano recate 2.000 persone. Alla fine il totale preciso è di 3.492.

La verità è che la doppia giornata di test è arrivata fuori tempo massimo. Annunciata da tempo, ma messa in piedi nelle ultime settimane con la collaborazione delle amministrazioni locali, si è dimostrata uno spreco di risorse – basti pensare che vi sono stati impegnati 320 operatori sanitari dell’Assl di Oristano –. Nei giorni in cui in altre province isolane si dava vita agli open day per accelerare la campagna di immunizzazione e vaccinare ampie fette di popolazione, a Oristano e provincia veniva riesumato il vecchio cavallo di battaglia del professor Crissanti, visto per la prima volta qualche mese fa in Ogliastra, nel momento in cui i contagi stavano nuovamente avendo un’impennata.

In quella parte di Sardegna si erano raggiunto l’80% di persone ad aver effettuato i tamponi gratuiti e ciò aveva, in un primo tempo, consentito di isolare i contagiati. La voglia di farsi tamponare per scovare nuove positività si è però persa lungo la trasversale sarda. Tra oriente e occidente, la differenza è stata notevole, tanto che gli operatori mostravano ieri tutta la loro amarezza. Impossibilitati a mettere la firma su dichiarazioni ufficiali per disposizioni interne, qualcuno di loro ha comunque voluto esprimere tutto il proprio disappunto: «Siamo una ventina, tutto il giorno nella sede operativa, ma di persone se ne vedono pochissime. Se va avanti così, non raggiungiamo il 5%, è deprimente stare per così tante ore senza far nulla». Era una previsione addirittura ottimistica.

E c’è chi tra gli operatori sanitari poi rincara la dose: «Tre mesi fa tutti volevano fare il tampone, invece la provincia di Oristano è stata coinvolta solo ora che c’è già una massa notevole di persone vaccinate, altre sono già prenotate e lo faranno nelle prossime settimane. È evidente, poi, che dopo mesi di chiusura e di limitazioni, nessuno voglia rischiare di stare in casa per una quarantena da asintomatico, sapendo che le persone più a rischio hanno già ricevuto almeno una dose di vaccino».

A proposito di numeri, al momento non è chiaro nemmeno quale sia stato il costo di queste doppie giornate. Il prezzo del nulla si perde nella somma generale che comprende gli screening nelle altre province. Sicuramente, il prezzo da pagare è di diverse decine di migliaia di euro, includendo in queste anche la disponibilità che tante amministrazioni locali hanno garantito nella fase organizzativa e mettendo a disposizione palestre e altri locali.

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