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Oristano

Coltivava cannabis sativa, ora rischia il processo

di Enrico Carta
Coltivava cannabis sativa, ora rischia il processo

Sedilo, la procura contesta la percentuale troppo alta di principio attivo Resta aperto il dilemma giuridico sulla possibilità di commercializzare il prodotto

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SEDILO. Legale o no? La procura non si sposta dalla sua tesi e per i coltivatori di cannabis sativa i problemi sembrano tutt’altro che alle spalle. C’è poi anche da capire se davvero quella coltivata in uno dei campi del territorio comunale di Sedilo fosse davvero tale, visto che la percentuale di principio attivo viene ritenuta superiore a quella consentita perché il prodotto non diventi fuori legge. È materia che le aule giudiziarie si apprestano ad affrontare nuovamente, dal momento che sono state chiuse le indagini nei confronti di uno dei tanti coltivatori dell’Oristanese che, dallo scorso autunno, si ritrovano nei guai.

Esaminato il testo della legge, i pubblici ministeri coordinati dal procuratore Ezio Domenico Basso, avevano fatto partire una serie di richieste di sequestro e, contestualmente, avevano indagato diverse persone. Secondo la linea sposata dalla procura, che poi aveva ottenuto dei primi pronunciamenti favorevoli della magistratura giudicante, le autorizzazioni, che ciascun coltivatore ha, riguardano solamente la liceità a seminare e coltivare il prodotto. Qualsiasi azione successiva e quindi ogni fase del trattamento o della commercializzazione viene considerata dalla procura come illegale.

Ecco allora che arriva la chiusura dell’indagine nei confronti di Francesco Marceddu, 26 anni, che aveva tentato la via imprenditoriale della coltivazione di cannabis. Solo che erano arrivati i controlli dei carabinieri e successivamente il sequestro di 38 chili di cannabis e la denuncia che ora si è trasformata in qualcosa di molto più concreto dal punto di vista giudiziario, con la contestazione formulata dal pubblico ministero Armando Mammone di aver detenuto la marijuana. In particolare erano infiorescenze ricavate proprio dalle piante che per mesi erano state coltivate.

C’è però dell’altro in questa vicenda che potrebbe essere decisivo per la valutazione ed è il fatto che la canapa sativa avrebbe avuto una percentuale di principio attivo superiore allo 0,2%, limite massimo oltre il quale viene considerata sostanza stupefacente illegale e non più cannabis sativa. Dalla vendita di questo prodotto, l’indagato avrebbe ricavato 11mila 500 euro. Ora il coltivatore ha i venti giorni di tempo concessi a ogni indagato dal momento della notifica dell’avviso di fine indagine per produrre documentazione e avviare indagini difensive che saranno affidate all’avvocato Gianfranco Sollai.

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