La Nuova Sardegna

Oristano

Sanità allo sbando, Regione sotto accusa

di Michela Cuccu
Sanità allo sbando, Regione sotto accusa

«Serve una inversione di rotta, invece di pensare a moltiplicare le poltrone diano risposte serie alle carenze di servizi»

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ORISTANO. Per difendere la Sanità pubblica, Cgil Cisl e Uil invitano alla mobilitazione del territorio. Dopo la manifestazione di sabato, promossa dal Comitato per il diritto alla salute, scendono in campo i confederali e per sollecitare la Regione ad un inversione di rotta sulla politica sanitaria, chiedono alle associazioni di affiancarli. È un attacco diretto alla Giunta regionale, il documento diffuso ieri dai tre segretari provinciali, Andrea Sanna, Alessandro Perdisci e Franco Mattana che prendendo spunto dal riordino dell’Ats, accusano: «Chi governa questa regione ha solo saputo aumentare i posti di potere all’interno della sanità; aggravando ulteriormente il costo a carico di tutti i sardi; ma poco ha fatto per garantire una degna sanità pubblica e cure certe, in particolare agli abitanti della nostra provincia». Il giudizio sul livello delle strutture sanitarie della provincia è pesantissimo: «Il San Martino di Oristano anziché essere un DEA di primo livello è stato ridotto prima ad un ospedale Covid ed ora non sappiamo bene cosa sia, cosa riesca a garantire e quali reparti funzionino, per non entrare nel merito del pronto soccorso, che fa gridare allo scandalo per come risponde e non risponde a chi ne ha necessità». Sotto esame anche i nosocomi di Bosa e Ghilarza: «Potevano dare una risposta importante al caos, sono stati invece destrutturati tanto da rischiare la chiusura». Prendono spunto dalla vicenda dei medici in affitto al pronto soccorso di Ghilarza, con l’ipotesi, mai negata da parte di Assl e Ats di far altrettanto al San Martino, i sindacati denunciano un piano di privatizzazione spinta dei servizi sanitari. «Assistiamo ad un occulto e strisciante attacco teso alla destrutturazione della sanità pubblica; sostituita con cooperative di medici privati o con personale con contratti a termine e/o con partita Iva, al solo fine di cercare di celare la mala gestione della sanità pubblica, oltre che arricchire la sanità privata alle spalle della collettività. L'esempio di Ghilarza – proseguono – non ci convince. Fatto passare come opportunità ed elogiato come garanzia di certezza delle cure per la popolazione di quella parte di provincia, di fatto, nega il diritto ad avere una sanità pubblica garantita dalla Costituzione, che anche la rappresentanza politica sembra aver ormai dimenticato di rivendicare». Secondo i sindacati «è auspicabile che non si ceda alla stessa tentazione per il San Martino verso il quale abbiamo tutti il dovere di pretendere che diventi presidio sanitario provinciale, con la garanzia, per chi ha bisogno, di trovare una struttura ospedaliera completa dei suoi organici, dei reparti, delle strumentazioni diagnostiche, del pronto soccorso e di tutte quelle opportunità che la sanità pubblica deve offrire al cittadino».

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