«Mi ha detto che andava a Olbia»

Il compagno indagato per omicidio insiste: «È venuta a casa a maggio solo per prendere alcuni vestiti»

MOGORELLA. Ha tentennato e fatto confusione più volte. Ma a tutto ciò c’è una spiegazione: sono passate tante settimane e non c’è stato giorno di questi in cui Antonino Demelas non abbia pensato a quanto enorme fosse ciò che gli sta accadendo attorno. Non è solo dal momento della perquisizione e della consegna dell’avviso di garanzia per omicidio volontario, avvenute venerdì, che il pensionato di 69 anni si trova in una condizione di forte stress. Le sue giornate particolari sono iniziate molto prima, da quando la compagna Marina Castangia non è più in casa con lui.

Ecco allora spiegate certe risposte, a prima vista poco chiare, fornite durante l’interrogatorio – peraltro è durato quasi cinque ore ed è arrivato dopo un’intera giornata in cui la sua casa veniva esaminata in ogni dettaglio per capire se lì dentro si celasse qualche indizio utile per indirizzare l’inchiesta in maniera netta –. Invece no, al momento nulla di clamoroso sarebbe saltato fuori dall’ispezione del Reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri. Dalla casa di via Vittorio Emanuele a Mogorella sono andati via con i telefonini di Antonino Demelas, con qualche altro oggetto e poco altro. Gli abiti che Marina Castangia aveva lasciato, sono rimasti negli armadi e i militari non li hanno portati con loro. I telefonini della donna invece erano stati già consegnati agli inquirenti nelle scorse settimane, sin dal momento in cui l’indagine per la sparizione della 60enne di Cabras, coordinata dal sostituto procuratore Armando Mammone, aveva incluso l’ipotesi dell’omicidio volontario.

Del resto non è la prima volta che Antonino Demelas si ritrova davanti a chi indaga. Quando i figli della signora avevano fatto formare denuncia di scomparsa, era stato uno dei primi a essere interrogato. In quell’occasione aveva consegnato anche tre telefonini della compagna che non li aveva portati con sé in quella che, senza elementi che provino il contrario, rimane una sparizione volontaria. È però una spiegazione a cui gli inquirenti non credono più di tanto. Qualcosa, sin dal primo interrogatorio allora eseguito senza avvocato difensore perché Antonino Demelas non era indagato, non aveva convinto procura e carabinieri che hanno così deciso di effettuare la perquisizione – la casa non è stata messa sotto sequestro – e il secondo interrogatorio.

Venerdì in caserma l’anziano è rimasto molto più a lungo rispetto a quanto accaduto ai primi di maggio e soprattutto non era solo. Al suo fianco c’era l’avvocatessa Monica Masia, segno che la sua posizione è ora quella su cui si concentrano i riflettori della procura. Sull’esito dell’ultimo interrogatorio è trapelato ben poco. Qualcosa però si sa ed è che, nonostante l’insistenza degli inquirenti e diverse imprecisioni, la versione di Antonino Demelas è rimasta la stessa: Marina Castangia è sparita per sua scelta. L’indagato continua a ripetere la stessa storia ovvero che la compagna aveva trovato ospitalità a casa del fratello di lei e che poi era riuscita a convincerla a far ritorno a Mogorella a fine febbraio. Ripete che per qualche settimana hanno nuovamente vissuto insieme, prima che lei, a marzo, decidesse di andare a Terralba. Ripete che l’8 maggio Marina Castangia è tornata a Mogorella per prendere qualche vestito perché doveva andare a Olbia con delle amiche. Chi siano queste amiche non si sa – non le ha viste – e nemmeno perché non l’abbia fermata chiedendo ulteriori spiegazioni. Va ripetendo che da Marina Castangia, una donna dal carattere assai incostante, c’erano da aspettarsi cose del genere. È per questo che non ne aveva denunciato la scomparsa.

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