Maltrattava la moglie: condannato a tre anni e quattro mesi
ORISTANO. Un dialogo intercettato e poi l’accusa di maltrattamenti in famiglia. Passano i mesi e dopo l’indagine arriva il momento del processo che si è concluso, nei giorni scorsi, con la condanna...
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ORISTANO. Un dialogo intercettato e poi l’accusa di maltrattamenti in famiglia. Passano i mesi e dopo l’indagine arriva il momento del processo che si è concluso, nei giorni scorsi, con la condanna di un componente delle forze dell’ordine. La giudice per le udienze preliminari Federica Fulgheri, al termine del rito abbreviato, ha deciso che la pena doveva essere di tre anni e quattro mesi. Ha quindi prevalso la tesi del pubblico ministero Sara Ghiani che sosteneva, proprio sulla base di quell’intercettazione, che nella casa la moglie dell’imputato fosse stata sottoposta per lungo tempo a vessazioni continue.
A disporre le intercettazioni era stata la procura dopo la segnalazione di un parente della parte offesa e, in seguito proprio ad alcuni stralci di dialogo, era stata disposta la misura cautelare nei confronti dell’esponente delle forze dell’ordine a cui era stata anche sequestrata la pistola di ordinanza. Conclusa l’indagine si era arrivati alla richiesta di rinvio a giudizio e quindi alla celebrazione del rito abbreviato in cui l’imputato, difeso dagli avvocati Graziano Flore e Agostinangelo Marras, ha provato a dimostrare la propria innocenza sostenendo che quelle frasi incriminate fossero state estrapolate dal contesto più generale di liti tra coniugi che però non sarebbero sfociate in episodi di violenza. Per il giudice però non è stato così. Ora ci sarà la possibilità di appellare la sentenza.
A disporre le intercettazioni era stata la procura dopo la segnalazione di un parente della parte offesa e, in seguito proprio ad alcuni stralci di dialogo, era stata disposta la misura cautelare nei confronti dell’esponente delle forze dell’ordine a cui era stata anche sequestrata la pistola di ordinanza. Conclusa l’indagine si era arrivati alla richiesta di rinvio a giudizio e quindi alla celebrazione del rito abbreviato in cui l’imputato, difeso dagli avvocati Graziano Flore e Agostinangelo Marras, ha provato a dimostrare la propria innocenza sostenendo che quelle frasi incriminate fossero state estrapolate dal contesto più generale di liti tra coniugi che però non sarebbero sfociate in episodi di violenza. Per il giudice però non è stato così. Ora ci sarà la possibilità di appellare la sentenza.
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