La Nuova Sardegna

Oristano

Consigli comunali sulla 131 per salvare la sanità

di Davide Pinna
Consigli comunali sulla 131 per salvare la sanità

La mattina di giovedì 22 luglio sarà occupata una carreggiata a Tramatza I sindaci dei Distretti: «Da Regione e Ats nessuna risposta alle richieste»

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ORISTANO. Non bastano più le adunate, come quella di associazioni e sindacati di fronte all’Assl o in piazza Roma, e nemmeno i simbolici presidi dei sindaci in fascia tricolore sotto i palazzi del potere regionale. La vertenza sulla sanità oristanese si fa più dura e l’obiettivo è quello di occupare simbolicamente la strada statale 131. L’appuntamento è stato annunciato dal primo cittadino del capoluogo, Andrea Lutzu, alla conferenza dei capigruppo convocata con urgenza ieri mattina.

La manifestazione è organizzata dai presidenti dei tre distretti sanitari della Provincia: Lutzu per quello di Oristano, Francesco Mereu per quello di Ales-Terralba e Stefano Licheri per quello di Ghilarza-Bosa, e si cercherà di coinvolgere tutti i sindaci e tutti i consiglieri comunali degli 87 paesi della provincia. L’incontro è fissato per le 10 all’altezza della stazione di servizio di Tramatza, giovedì 22. Da lì probabilmente si procederà a un’occupazione simbolica della carreggiata, con i disagi al traffico mitigati dalla possibilità di utilizzare la complanare.

«Ci dobbiamo far sentire in maniera più forte – spiega Andrea Lutzu – perché sinora non ci sono giunte risposte». Non è stato dunque un elemento nuovo, un’ulteriore aggiunta alla lunga lista delle doglianze della sanità oristanese, a far decidere per questo innalzamento del livello della protesta. Piuttosto, il fatto che tutti problemi sinora sollevati, dalla carenza di personale alle difficoltà di alcuni reparti privi di macchinari adeguati nei tre ospedali e all’impoverimento dei servizi territoriali, continuino ad aggravarsi senza che si intraveda all’orizzonte alcun miglioramento.

«Non è una questione di critiche politiche o di chiedere miracoli – prosegue –, ma bisogna risolvere un problema che va avanti da anni. Penso alla redistribuzione del personale, ci sono territori che, bontà loro, hanno organici importanti e altri, come Oristano ma non solo, che sono in difficoltà: bisogna avere il coraggio di mandare i medici in queste zone».

Il San Martino è un punto di riferimento imprescindibile, ma l’attenzione sugli altri territori resta ugualmente alta. «Stiamo morendo a fuoco lento – denuncia il sindaco di Ales Francesco Mereu –. L’ultimo caso in ordine di tempo è la sospensione dell’attività del Centro di Salute Mentale nelle sedi di Ales e Terralba, ma l’elenco è lungo. Ormai c’è difficoltà a garantire persino i servizi essenziali nei poliambulatori di Ales, Mogoro, Terralba e Laconi. La provincia è in totale abbandono».

«Già nel 2005 – racconta Stefano Licheri, sindaco di Ghilarza – quando cominciarono le proteste per l’ospedale Delogu, sapevamo che si sarebbe arrivati a questo punto: che non si sarebbero fermati agli ospedali periferici, ma sarebbero arrivati anche al San Martino. Non ci tiriamo indietro e partecipiamo volentieri, perché pensiamo a ospedali che servano tutta la provincia, quelli di Ghilarza e Bosa e ancora di più quello di Oristano».

Soddisfatto della scelta anche Efisio Sanna, presidente della Commissione Sanità del Comune di Oristano: «Chiedevamo da tempo un’azione forte e siamo contenti che coinvolga i sindaci e i consiglieri, i veri rappresentati popolari. Serve una lotta unitaria, senza campanilismi, e serve che la sanità del futuro in provincia sia disegnata dal basso, guardando agli ospedali ma anche alla medicina territoriale. Altrimenti, saranno gli altri a disegnarla per noi e la politica regionale in questi dieci anni ha dimostrato di non essere in grado o di farlo nell’interesse del nostro territorio».

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