Pronto Soccorso chiuso per covid

Il 118 ha momentaneamente interrotto gli invii. I pazienti trasferiti altrove. Sulis (Ordine dei Medici): «Sconcertato»

ORISTANO. Il pronto soccorso di Oristano non è da ieri abilitato a ricevere pazienti. Al suo interno insistono infatti cinque positivi al covid che hanno costretto la responsabile del reparto a comunicare l’emergenza al responsabile del 118 che ha provvisoriamente “cancellato” il pronto soccorso del San Martino dai presidi serviti dalla rete regionale di emergenza. Ieri sera un paziente è stato trasferito altrove, mentre per gli altri si attendono le decisioni della Ats e della Assl. Poi si provvederà alla sanificazione del reparto e infine o stesso potrà riaprire, in teoria se il sistema di trasferimenti funzionerà a dovere, entro stasera o doma in mattina. Questi i fatti.

Sull’episodio è intervenuto ieri sera il presidente dell’Ordine dei medici di Oristano Antonio Sulis, che si definisce «sconcertato» per quanto accaduto. «Si sapeva potevamo andare incontro a episodi di recrudescenza dei casi – ha detto – ma è inaccettabile che a fronte di questa eventualità chi aveva e ha il dovere e la responsabilità di organizzare il sistema sanitario prevedendo anche l’aumento dei casi nulla abbia fatto per evitare la crisi che ieri, per cattiva organizzazione, ha colpito il San Martino».

Le parole di Sulis, dovute anche al suo incarico istituzionale, sono logicamente diplomatiche. La realtà è che quanto accaduto ieri al San Martino è inconcepibile, inaccettabile e vergognoso. La terribile esperienza di quest’anno non ha evidentemente insegnato nulla. Le polemiche, che per settimane sono state registrate da questo giornale sulla mancata attivazione dei percorsi “pulito” e “sporco” all’interno di reparti ipersensibili come il Pronto Soccorso, evidentemente non sono servite a creare quella cultura diffusa della sicurezza e della prevenzione che avrebbe dovuto impedire il ripetersi a distanza di quasi un anno di questi episodi. Il destino “cinico e baro”, dirà chi non ha argomentazioni. E invece la soglia di attenzione negli altri ospedali sardi in queste settimane è stata elevate: maggiori controlli sono stati disposti per il personale e per i pazienti ingresso, proprio perchè si temeva, come sta accadendo un aumento di casi.

Questa attenzione evidentemente non ha fatto breccia nelle aree più periferiche, disagiate, neglette e abbandonate dell’isola, dove il personale sanitario, oltre a combattere contro le malattie e difendersi dai rischi di diffusione del virus ha come nemico perfido e letale, la mancanza di organizzazione.

Non si spiega altrimenti quello che sta accadendo in queste ore al pronto Soccorso del San Martino. Solo a tarda sera sono arrivate le comunicazioni di circostanza da parte della Assl ma per descrivere cosa sia successo bisogna affidarsi alle foto, come quella che pubblichiamo a destra, e che, scattata la notte tra il 20 e il 21 luglio, vede diversi pazienti lungo il corridoio del pronto soccorso in attesa di essere trasferiti altrove. È una foto che ricorda tristemente quelle dello scorso inverno , quando il sistema sanitario era alle corde. Adesso la situazione, merito dei vaccini, è ben diversa, ma l’attenzione dovrebbe rimanere lo stesso alta. In altre realtà i responsabili di un errore così marchiano, non gli operatori, ma chi sta ai vertici, avrebbero fatto le valigie in ventiquattro ore. Ma qui siamo in Sardegna, nel sistema sanitario, e le responsabilità sono sempre di qualcun altro. Sino a nuova emergenza.(g.cen.)

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