Tre falsi positivi al Pronto Soccorso in tilt per il covid
Metà delle diagnosi errate per un inconveniente tecnico Ancora ricoverato un infartuato con sospetta carica virale
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ORISTANO. Il Pronto Soccorso del San Martino, che secondo Assl e Ats non è mai stato chiuso, è da ieri ufficialmente operativo come da protocolli.
In apparenza quello che sarebbe da definire come un piccolo incidente, con sei pazienti positivi al covid nel reparto e la sospensione degli invvi da parte del 118, è stato risolto, ma che cosa sia successo nelle ore frenetiche tra martedì e mercoledì è ancora poco chiaro, e forse verrà chiarito nei prossimi giorni, quando la nebbia delle polemiche sarà diradata.
In assenza di comunicazioni ufficiali da parte della Assl, si possono solo riportare diverse fonti, ritenute autorevoli, all’interno del San Martino che alla Nuova hanno raccontato di un “impazzimento” del sistema di test. Un inconveniente che può accadere e che per questo obbligherebbe tutti alla massima prudenza. In pratica almeno tre dei sei pazienti presenti al Pronto Soccorso non erano positivi al virus. Il primo esame per tutti e sei ha dato esito positivo e ha portato al blocco di fatto del Pronto Soccorso.
Ma come avviene normalmente in questi casi l’esame è stato ripetuto e questa seconda volta per almeno tre pazienti il responso è stato negativo: in pratica i sospetti covid non erano tali. Dove si annidava l’errore, se così vogliamo chiamarlo? Probabilmente in una diversa modalità di svolgimento dei tamponi e della successiva analisi, o in una non “pulita” macchina di analisi dei tamponi stessi, che avrebbe provocato quelli che gli esperti chiamano genericamente “falso-positivo”, cioè un valore riscontrato dal test che non è vero, ma, appunto, falso.
L’odissea per questi pazienti però non è terminata. Per un ragionevole principio di precauzione sono stati rimandati a casa ma risultano ancora in isolamento in attesa del terzo e si spera definitivo tampone che dovrebbe confermare la negatività o meno al covid.
Chi invece non è ancora a casa è un paziente, risultato positivo al covid, vittima di un attacco cardiaco, e intubato, sino a ieri ancora ospitato al Pronto Soccorso. Solo quando questi potrà essere spostato in una rianimazione covid, il pronto soccorso del San Martino sarà nuovamente del tutto “libero” dal covid.
Purtroppo per i responsabili della Ats e della Assl il ritorno alla normalità non significa annullare le polemiche sul mancato potenziamento della sanità locale.
È di ieri una interrogazione che i consiglieri regionali di Forza Italia, primo firmatario Emanuele Cera, hanno presentato a Solinas e all’assessore Nieddu per denunciare la grave carenza di anestesisti, che come più volte segnalato da questo giornale mette a rischio l’attività chirurgica di tutto l’ospedale, provocando ritardi inaccettabili anche per i più banali interventi chirurgici.
«Al San Martino sono in servizio undici medici anestesisti; la struttura sino a cinque anni fa ne contava 33. La sala operatoria viene aperta soltanto per le urgenze. Si sta procedendo al reclutamento a tempo determinato di sedici medici anestesisti risultati idonei alla selezione indetta dalla Aou di Sassari e gli stessi ricopriranno diverse sedi nel nord Sardegna – scrivono nell’interrogazione i consiglieri Cera Cocciu e Talanas – ma nessuno verrà destinato a Oristano. Eppure – continuano – la Regione deve garantire a tutti i sardi il diritto alla salute e la parità di trattamento nell’accesso alle cure». Per questo motivi i tre consiglieri regionali chiedono a Solinas e Nieddu che «venga riconosciuto anche al San Martino un congruo numero di anestesisti per ripristinare e garantire l’attività ordinaria nelle sale operatorie, sia le sedute chirurgiche d’urgenza che quelle programmate, l’assistenza al reparto di terapia intensiva, agli esami radiologici con mezzo di contrasto e le varie altre esigenze che i diversi reparti richiedono per questa professionalità. È tempo di porre fine alla drammatica situazione in cui versa una struttura più importante della Provincia».(g.cen.)
In apparenza quello che sarebbe da definire come un piccolo incidente, con sei pazienti positivi al covid nel reparto e la sospensione degli invvi da parte del 118, è stato risolto, ma che cosa sia successo nelle ore frenetiche tra martedì e mercoledì è ancora poco chiaro, e forse verrà chiarito nei prossimi giorni, quando la nebbia delle polemiche sarà diradata.
In assenza di comunicazioni ufficiali da parte della Assl, si possono solo riportare diverse fonti, ritenute autorevoli, all’interno del San Martino che alla Nuova hanno raccontato di un “impazzimento” del sistema di test. Un inconveniente che può accadere e che per questo obbligherebbe tutti alla massima prudenza. In pratica almeno tre dei sei pazienti presenti al Pronto Soccorso non erano positivi al virus. Il primo esame per tutti e sei ha dato esito positivo e ha portato al blocco di fatto del Pronto Soccorso.
Ma come avviene normalmente in questi casi l’esame è stato ripetuto e questa seconda volta per almeno tre pazienti il responso è stato negativo: in pratica i sospetti covid non erano tali. Dove si annidava l’errore, se così vogliamo chiamarlo? Probabilmente in una diversa modalità di svolgimento dei tamponi e della successiva analisi, o in una non “pulita” macchina di analisi dei tamponi stessi, che avrebbe provocato quelli che gli esperti chiamano genericamente “falso-positivo”, cioè un valore riscontrato dal test che non è vero, ma, appunto, falso.
L’odissea per questi pazienti però non è terminata. Per un ragionevole principio di precauzione sono stati rimandati a casa ma risultano ancora in isolamento in attesa del terzo e si spera definitivo tampone che dovrebbe confermare la negatività o meno al covid.
Chi invece non è ancora a casa è un paziente, risultato positivo al covid, vittima di un attacco cardiaco, e intubato, sino a ieri ancora ospitato al Pronto Soccorso. Solo quando questi potrà essere spostato in una rianimazione covid, il pronto soccorso del San Martino sarà nuovamente del tutto “libero” dal covid.
Purtroppo per i responsabili della Ats e della Assl il ritorno alla normalità non significa annullare le polemiche sul mancato potenziamento della sanità locale.
È di ieri una interrogazione che i consiglieri regionali di Forza Italia, primo firmatario Emanuele Cera, hanno presentato a Solinas e all’assessore Nieddu per denunciare la grave carenza di anestesisti, che come più volte segnalato da questo giornale mette a rischio l’attività chirurgica di tutto l’ospedale, provocando ritardi inaccettabili anche per i più banali interventi chirurgici.
«Al San Martino sono in servizio undici medici anestesisti; la struttura sino a cinque anni fa ne contava 33. La sala operatoria viene aperta soltanto per le urgenze. Si sta procedendo al reclutamento a tempo determinato di sedici medici anestesisti risultati idonei alla selezione indetta dalla Aou di Sassari e gli stessi ricopriranno diverse sedi nel nord Sardegna – scrivono nell’interrogazione i consiglieri Cera Cocciu e Talanas – ma nessuno verrà destinato a Oristano. Eppure – continuano – la Regione deve garantire a tutti i sardi il diritto alla salute e la parità di trattamento nell’accesso alle cure». Per questo motivi i tre consiglieri regionali chiedono a Solinas e Nieddu che «venga riconosciuto anche al San Martino un congruo numero di anestesisti per ripristinare e garantire l’attività ordinaria nelle sale operatorie, sia le sedute chirurgiche d’urgenza che quelle programmate, l’assistenza al reparto di terapia intensiva, agli esami radiologici con mezzo di contrasto e le varie altre esigenze che i diversi reparti richiedono per questa professionalità. È tempo di porre fine alla drammatica situazione in cui versa una struttura più importante della Provincia».(g.cen.)
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