La Nuova Sardegna

Oristano

Trovato morto in casa, fratello indagato

di Enrico Carta
Trovato morto in casa, fratello indagato

Carmine Manca è formalmente sotto accusa per la morte di Ignazio. La procura: «Atto dovuto per svolgere l’autopsia»

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SANTA GIUSTA. Omicidio o incidente? La terza ipotesi, quella del suicidio, viene tenuta in piedi dalla procura solo per mero scrupolo, ma ha davvero poco o nessun credito. La vera novità nel giallo della morte del 57enne Ignazio Manca è però un’altra: da ieri è formalmente indagato per omicidio il fratello Carmine, colui che ha trovato il corpo e che vive nello stesso stabile, in ambienti e abitazioni che però sono indipendenti per quanto collegate tra loro. Il procuratore Ezio Domenico Basso, che sovrintende alle indagini coordinate dal sostituto procuratore Valerio Bagattini, chiarisce che l’avviso di garanzia è un atto dovuto che si è reso indispensabile per poter svolgere tutti i vari accertamenti che anche ieri sono proseguiti per quasi l’intera giornata. Prima di tutto il resto è l’autopsia sul corpo della vittima che interessa molto da vicino gli inquirenti che, comunque, non si sono limitati all’esame medico legale affidato al dottor Roberto Demontis. È però da questo accertamento che già oggi si saprà di più sulle ultime ore di vita di Ignazio Manca e su cosa abbia causato il taglio al braccio e il successivo dissanguamento che ha originato la morte.

Mentre in ospedale si procedeva con l’esame medico legale, nella casa e nel garage che si trovano tra via Garibaldi e via Giovanni XIII, hanno lavorato per parecchie ore i carabinieri del Reparto investigazioni scientifiche, fianco a fianco coi loro colleghi della Compagnia di Oristano guidati dal capitano Francesco Giola. È lì che sanno di poter trovare altre e forse decisive risposte al giallo che, dopo tre giorni, non sembra avere una soluzione. Rispetto alla prima ricostruzione pare però che le tracce di sangue non siano circoscritte al punto in cui, sabato mattina, è stato ritrovato il corpo di Ignazio Manca. Ecco perché resta centrale in tutta l’inchiesta l’esame delle varie tracce ritenute sospette.

È da questi elementi che si cerca di capire se la ricostruzione fatta dal fratello Carmine, da ieri difeso dall’avvocato Simone Prevete, ai carabinieri risponda a verità o meno. L’indagato è anche colui che ha chiesto l’intervento dei militari sabato mattina attorno alle 7.30 dicendo di aver rinvenuto il corpo del fratello privo di vita e con attorno tutto il sangue fuoriuscito per l’emorragia. Dal successivo interrogatorio non sono poi emersi particolari che abbiano convinto gli inquirenti a procedere all’arresto, per cui significa che, al momento, la versione fornita viene ritenuta per lo meno attendibile. Il dilemma è però dato dal tipo di ferita – insolito morire dissanguati per un taglio al braccio, ma non impossibile – e dal fatto che non si trovi un coltello o qualcosa che somigli a un’arma da taglio nei pressi del corpo.

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