Accusò questore, indagato per calunnia
di Enrico Carta
Diventa un boomerang la denuncia del primo cittadino di Sedilo contro Giusy Stellino e il dirigente della polizia Pino Scrivo
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ORISTANO. La denuncia diventa un boomerang e il sindaco, da accusatore, si ritrova sulla sponda opposta del fiume. Ora infatti rischia un processo per calunnia nei confronti dell’ex questore, Giusi Stellino, e del vice questore aggiunto nonché dirigente del divisione amministrativa della questura, Pino Scrivo. L’antefatto lo regalano il clima e i giorni infuoicati dell’Ardia dell’anno scorso. Anche quelli furono momenti roventi, ma non per motivi meteorologici: si arrivava alla festa e alle celebrazioni pochissime settimane dopo che si era usciti dalla prima serrata legata alla pandemia. Il paese sognava di non interrompere la tradizione secolare, ma qualsiasi manifestazione pubblica era vietata e le celebrazioni religiose dovevano rispettare regole severissime.
Il sindaco tentò in tutti i modi di fare breccia sulle autorità, affinché dessero il permesso per far svolgere l’Ardia almeno in maniera simbolica, ma il via libera fu dato solo per una parte delle messe e delle funzioni religiose. Sedilo dovette accettare quelle decisioni, ma la situazione rimase incandescente. Le forze di polizia controllarono i luoghi simboli dell’Ardia e, in particolare, buttarono più di un occhio sulla zona del santuario di San Costantino. Fu lì che il sindaco partecipò a una messa e, terminata questa, prese la sua decisione di denunciare il questore Giusi Stellino e il dirigente Pino Scrivo.
Spiegò di essersi sentito turbato da una così «massiccia e invadente» presenza di polizia sul sagrato e sul percorso e di essere rimasto quasi sotto choc, tanto è vero che la querele riguardava un reato ai più sconosciuto e contestabile a «chiunque impedisca o turbi l’esercizio di funzioni, cerimonie o pratiche religiose del culto di una confessione religiosa, le quali si compiano con l’assistenza di un ministro del culto medesimo o in un luogo destinato al culto o in un luogo pubblico o aperto al pubblico». Così recita il codice penale, tanto che dopo la denuncia il procuratore Ezio Domenico Basso aveva avviato le indagini e raccolto le testimonianze di tantissime persone, oltre che ricostruito tutti gli antefatti – incontri tra autorità ed enti locali, tavoli tecnici per la sicurezza pubblica – che avevano portato all’Ardia del 2020, quella che non si è mai corsa. Per la procura non c’è stato alcun riscontro che confermasse quanto contenuto nella denuncia del sindaco che ora si ritrova nei guai. La sua querela è infatti finita nel cassetto dopo l’accoglimento della richiesta di archiviazione, ma conseguentemente a questo provvedimento è stata avviata un’indagine, già conclusa, a parti invertite. Ora il sindaco rischia un’imputazione per calunnia nei confronti dei due alti funzionari di polizia, per la procura ingiustamente accusati.
Il sindaco tentò in tutti i modi di fare breccia sulle autorità, affinché dessero il permesso per far svolgere l’Ardia almeno in maniera simbolica, ma il via libera fu dato solo per una parte delle messe e delle funzioni religiose. Sedilo dovette accettare quelle decisioni, ma la situazione rimase incandescente. Le forze di polizia controllarono i luoghi simboli dell’Ardia e, in particolare, buttarono più di un occhio sulla zona del santuario di San Costantino. Fu lì che il sindaco partecipò a una messa e, terminata questa, prese la sua decisione di denunciare il questore Giusi Stellino e il dirigente Pino Scrivo.
Spiegò di essersi sentito turbato da una così «massiccia e invadente» presenza di polizia sul sagrato e sul percorso e di essere rimasto quasi sotto choc, tanto è vero che la querele riguardava un reato ai più sconosciuto e contestabile a «chiunque impedisca o turbi l’esercizio di funzioni, cerimonie o pratiche religiose del culto di una confessione religiosa, le quali si compiano con l’assistenza di un ministro del culto medesimo o in un luogo destinato al culto o in un luogo pubblico o aperto al pubblico». Così recita il codice penale, tanto che dopo la denuncia il procuratore Ezio Domenico Basso aveva avviato le indagini e raccolto le testimonianze di tantissime persone, oltre che ricostruito tutti gli antefatti – incontri tra autorità ed enti locali, tavoli tecnici per la sicurezza pubblica – che avevano portato all’Ardia del 2020, quella che non si è mai corsa. Per la procura non c’è stato alcun riscontro che confermasse quanto contenuto nella denuncia del sindaco che ora si ritrova nei guai. La sua querela è infatti finita nel cassetto dopo l’accoglimento della richiesta di archiviazione, ma conseguentemente a questo provvedimento è stata avviata un’indagine, già conclusa, a parti invertite. Ora il sindaco rischia un’imputazione per calunnia nei confronti dei due alti funzionari di polizia, per la procura ingiustamente accusati.
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