Tutto esaurito alla mensa del povero
di Michela Cuccu
L’aiuto degli esercenti e l’impegno delle Giuseppine hanno alleviato per decine di famiglie la solitudine del Ferragosto
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ORISTANO. La solidarietà non si è fermata nemmeno a ferragosto. Domenica, infatti, la Mensa del Povero ha funzionato regolarmente, consegnando pasti da asporto a coloro che si presentavano nella struttura. L’emergenza covid, infatti, ha imposto alle suore Giuseppine, che gestiscono la mensa, la sospensione del servizio a tavola. Anche se d’asporto, il menù era quello tipico delle feste: antipasto, lasagne al forno, maialetto e polo arrosto, contorno, frutta dolce e anche una bibita. Anche nei giorni precedenti, volontari e religiose hanno lavorato a pieno ritmo per consegnare provviste alimentari ai più bisognosi. «Le richieste di intervento da parte dei nuclei familiari sono in aumento – spiega suor Gabriella, responsabile della Mensa– il numero delle buste di spesa consegnate mensilmente ha superato da tempo il centinaio. Ormai ne abbiamo quasi perso il conto». Poi aggiunge: «Per fortuna riusciamo a far fronte alla richieste di aiuto senza difficoltà. E questo grazie alla generosità di aziende ma anche da parte di comuni cittadini».
Anche i volontari di “Casa del sole”, hanno continuato ad operare.
«Le famiglie e i singoli li abbiamo riforniti fino a sabato. Domenica ci siamo fermati ma per modo di dire: avevamo un carico di cibo deperibile e lo abbiamo portato alla Mensa del povero che ha una organizzazione tale da consegnare rapidamente o conservare gli alimenti», spiega Antonio Locci, uno dei fondatori della onlus. Anche da Casa del sole arriva la conferma sull’aumento di richieste d’aiuto da parte di interi nuclei familiari. «L’aumento riguarda soprattutto famiglie di giovani», dice ancora Locci. Lavoro intenso anche i volontari di NosprecOr-Piatto solidale, che si occupano di ridistribuire alimenti pronti per il consumo rimasti invenduti in bar, ristoranti, pizzerie, pasticcerie, panetterie ma anche negozi al dettaglio e all’ingrosso. Dice la responsabile della struttura di via Masones, Luisanna Usai: «Abbiamo ricevuto da un rivenditore all’ingrosso un consistente carico di frutta e verdura. Una parte l’abbiamo consegnata ai nostri assistiti, l’eccedenza, che era tantissima, l’abbiamo ridistribuite ad altre associazioni che operano nel volontariato, in particolare alla Mensa del povero. La collaborazione tra le realtà del volontariato è fondamentale», prosegue Usai che però segnala come dai ristoranti, arrivi ben poco. «È il segno, più che evidente della crisi che sta travolgendo il settore, i ristoranti con sempre meno clienti. Insomma, se dopo le chiusure hanno ricomincato a lavorare, non si può certo parlare di ripresa».
Anche i volontari di “Casa del sole”, hanno continuato ad operare.
«Le famiglie e i singoli li abbiamo riforniti fino a sabato. Domenica ci siamo fermati ma per modo di dire: avevamo un carico di cibo deperibile e lo abbiamo portato alla Mensa del povero che ha una organizzazione tale da consegnare rapidamente o conservare gli alimenti», spiega Antonio Locci, uno dei fondatori della onlus. Anche da Casa del sole arriva la conferma sull’aumento di richieste d’aiuto da parte di interi nuclei familiari. «L’aumento riguarda soprattutto famiglie di giovani», dice ancora Locci. Lavoro intenso anche i volontari di NosprecOr-Piatto solidale, che si occupano di ridistribuire alimenti pronti per il consumo rimasti invenduti in bar, ristoranti, pizzerie, pasticcerie, panetterie ma anche negozi al dettaglio e all’ingrosso. Dice la responsabile della struttura di via Masones, Luisanna Usai: «Abbiamo ricevuto da un rivenditore all’ingrosso un consistente carico di frutta e verdura. Una parte l’abbiamo consegnata ai nostri assistiti, l’eccedenza, che era tantissima, l’abbiamo ridistribuite ad altre associazioni che operano nel volontariato, in particolare alla Mensa del povero. La collaborazione tra le realtà del volontariato è fondamentale», prosegue Usai che però segnala come dai ristoranti, arrivi ben poco. «È il segno, più che evidente della crisi che sta travolgendo il settore, i ristoranti con sempre meno clienti. Insomma, se dopo le chiusure hanno ricomincato a lavorare, non si può certo parlare di ripresa».
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