Nuovo interrogatorio per il nipote
Oggi Fonsatti sarà sentito nel carcere di Uta: potrebbe confermare la confessione ma anche non rispondere al gip
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ORISTANO. Si terrà questa mattina nel carcere di Uta l’interrogatorio di garanzia di Giancarlo Fonsatti, conosciuto come Renato, nipote di Paolo Fonsatti, ex maresciallo maggiore dell’esercito ucciso a coltellate cinque giorni fa.
Venerdì Giancarlo ha confessato di avere ucciso lo zio e a riprova della sincerità delle sue parole ha indicato il luogo, il canale di Pesaria, dove aveva gettato il coltello da cucina con il quale aveva inferto sette coltellate, di cui una mortale allo zio, al termine di una lite.
Davanti al giudice per le indagini preliminari Silvia Palmas insieme all’avvocato Carlo Figus, Giancarlo potrebbe fornire la sua verità su quanto è accaduto a S’Ungroni mercoledì scorso. Oppure potrebbe avvalersi della facoltà di non rispondere, o potrebbe ancora confermare l’affermazione secca rilasciata al pm titolare dell’inchiesta Silvia Mascia. «Non volevo uccidere mio zio».
Naturalmente le tre opzioni non dovrebbero cambiare il suo status. È praticamente certo che il Gip convalidi l’arresto e confermi la custodia in carcere.
Ma se l’indagine è di fatto chiusa, rimane aperto il percorso processuale che vedrà Fonsatti protagonista, suo malgrado, da qui ai mesi a venire.
Per quanto riguarda l’indagine sono da accertare solo alcuni dettagli, mentre non sembra in discussione il movente generale alla base della furia omicida dell’uomo: la richiesta di soldi allo zio, e non solo. Richiesta continua, insistente ed estesa anche ad altri parenti. Di fronte al rifiuto di Paolo, sfociato in una lite, la reazione di Giancarlo è stata devastante e violenta: sette coltellate, di cui una mortale, quella al petto. Dopo il nipote, non si sa se consapevole che per lo zio non c’era più nulla da fare, è salito in auto e si è diretto verso Pesaria, da cui, dopo aver lanciato ne lcanale il coltello, è tornato per dare l’allarme in un bar vicino a S’Ungroni.
Queste le certezze degli inquirenti. Ma Giancarlo al momento del fatto era capace di intendere e di volere? Le sue condizioni psicofisiche quali erano? Sono interrogativi importanti che riguardano il percorso processuale dell’imputato, che, a legge vigente, dovrebbe comunque affrontare, a prescindere dalle sue condizioni psicofisiche, il giudizio di una corte di Assise, e non passare per il giudizio abbreviato, perché la tipologia di reato commesso prevede la pena dell’ergastolo. Su questo tema pende di fronte alla Consulta una richiesta di legittimità costituzionale proprio per coloro che si sono visti riconoscere, in sede di incidente probatorio, l’infermità di mente al momento del fatto. Per costoro l’abbreviato potrebbe essere ripristinato, se la Corte decidesse in tal senso.(g.cen.)
Venerdì Giancarlo ha confessato di avere ucciso lo zio e a riprova della sincerità delle sue parole ha indicato il luogo, il canale di Pesaria, dove aveva gettato il coltello da cucina con il quale aveva inferto sette coltellate, di cui una mortale allo zio, al termine di una lite.
Davanti al giudice per le indagini preliminari Silvia Palmas insieme all’avvocato Carlo Figus, Giancarlo potrebbe fornire la sua verità su quanto è accaduto a S’Ungroni mercoledì scorso. Oppure potrebbe avvalersi della facoltà di non rispondere, o potrebbe ancora confermare l’affermazione secca rilasciata al pm titolare dell’inchiesta Silvia Mascia. «Non volevo uccidere mio zio».
Naturalmente le tre opzioni non dovrebbero cambiare il suo status. È praticamente certo che il Gip convalidi l’arresto e confermi la custodia in carcere.
Ma se l’indagine è di fatto chiusa, rimane aperto il percorso processuale che vedrà Fonsatti protagonista, suo malgrado, da qui ai mesi a venire.
Per quanto riguarda l’indagine sono da accertare solo alcuni dettagli, mentre non sembra in discussione il movente generale alla base della furia omicida dell’uomo: la richiesta di soldi allo zio, e non solo. Richiesta continua, insistente ed estesa anche ad altri parenti. Di fronte al rifiuto di Paolo, sfociato in una lite, la reazione di Giancarlo è stata devastante e violenta: sette coltellate, di cui una mortale, quella al petto. Dopo il nipote, non si sa se consapevole che per lo zio non c’era più nulla da fare, è salito in auto e si è diretto verso Pesaria, da cui, dopo aver lanciato ne lcanale il coltello, è tornato per dare l’allarme in un bar vicino a S’Ungroni.
Queste le certezze degli inquirenti. Ma Giancarlo al momento del fatto era capace di intendere e di volere? Le sue condizioni psicofisiche quali erano? Sono interrogativi importanti che riguardano il percorso processuale dell’imputato, che, a legge vigente, dovrebbe comunque affrontare, a prescindere dalle sue condizioni psicofisiche, il giudizio di una corte di Assise, e non passare per il giudizio abbreviato, perché la tipologia di reato commesso prevede la pena dell’ergastolo. Su questo tema pende di fronte alla Consulta una richiesta di legittimità costituzionale proprio per coloro che si sono visti riconoscere, in sede di incidente probatorio, l’infermità di mente al momento del fatto. Per costoro l’abbreviato potrebbe essere ripristinato, se la Corte decidesse in tal senso.(g.cen.)
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