La Nuova Sardegna

Oristano

«Ho ucciso mio zio ma non dico altro»

«Ho ucciso mio zio ma non dico altro»

Fonsatti ha ribadito la confessione fatta dopo il fermo, poi si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande

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ORISTANO. Giancarlo Fonsatti, il 55enne accusato di aver ucciso lo zio Paolo ad Arborea, al termine di un litigio, ha confermato quanto detto tre giorni fa al pm Silvia Mascia. «Ho ucciso mio zio, ma non dico altro». Così l’uomo al giudice per le indagini preliminari Silvia Palmas che lo ha ascoltato in videoconferenza con il carcere di Uta, dove l’uomo si trovava. L’interrogatorio si è concluso alle undici di ieri mattina e dopo il Gp ha emesso la sua ordinanza che disponeva la custodia cautelare in carcere per l’uomo, confermando per adesso la detenzione nella casa circondariale di Uta, alle porte di Cagliari.

Fonsatti solo più avanti potrebbe essere trasferito a Massama, quando le condizioni fisiche legate all’intervento subìto alla mano per la ricostruzione del tendine lo permetteranno. Da questo punto di vista il carcere cagliaritano, anche per la vicinanza con l’ospedale Brotzu, dove l’uomo è stato operato, garantisce una più tempestiva cura in caso di necessità.

La permanenza nel carcere dell’uomo che si è accusato dell’omicidio dello zio non sarà presumibilmente breve. Su di lui incombe lo spettro dell’ergastolo, soprattutto se la Procura riuscirà a dimostrare la premeditazione nell’omicidio e la sussistenza di futili motivi nel gesto.

È plausibile ritenere che il percorso della difesa, affidata all’avvocato Carlo Figus possa essere specularmente opposto.

Possibili indagini difensive potrebbero cercare l’assenza di premeditazione, e incentrarsi, anche attraverso consulenze, sulla personalità dell’uomo e sulla sua totale capacità di intendere e di volere al momento del gesto.

Serviranno forse alcuni mesi per cristallizzare tutti gli elementi utili alle parti, e forse poi ci sarà la richiesta di rinvio a giudizio che condurrà a un processo, non essendo possibile allo stato alcun rito alternativo per i reati, come l’omicidio, che prevedano l’ergastolo.

Tra gli elementi ancora da definire c’è sicuramente quello del movente. Da una generica richiesta continuativa di soldi si dovrebbe passare a qualcosa di più puntuale, come le ragioni di questa richiesta, forse non limitata al solo Paolo ma estesa anche a parenti e amici. Tra le ragioni non dovrebbe esserci la droga, ma solo i test diranno qualcosa di certo al merito, mentre potrebbe esserci l’alcol.

In ogni caso ulteriori accertamenti dovranno essere fatti per delineare la personalità, sotto tutti i punti di vista, di Giancarlo Fonsatti. (g.cen.)

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