Musica tardo medievale al museo dell’ossidiana
di Michela Cuccu
Pau la musica occitana con ballate, canti satirici e leggende provenzali L’oro nero tremila anni fa è arrivato dal Monte Arci alle coste francesi
2 MINUTI DI LETTURA
PAU. La musica tardo medioevale e le strofe dei trovatori della Francia di otto secoli fa, hanno riempito, venerdì sera, la sala dei minerali del museo dell’ossidiana.
È stata una scelta non casuale, quella di presentare, prima mondiale (in realtà seconda, dato che la sera precedente, lo stesso concerto si è tenuto a Casa Saddi, a Pirri) “Au jardin de mon paire”, il nuovo progetto musicale che vede unirsi al già collaudato duo Renat Sette e Gianluca Dessì, la cantante trovadorica Celine Magrini.
Scelta voluta, quella di esibirsi nel museo forse più esclusivo (al mondo solo in Giappone esiste un altro museo interamente dedicato all’ossidiana) per accentuare l’esclusività di un prodotto ispirato alla musica etnica della Francia sud-orientale, appunto l’Occitania terra di nascita della lingua d’Oc.
Il simbolismo della serata era tutto nella scenografia: gli artisti sono infatti esibiti tra le vetrine dei reperti dell’ “aurum nigro”, con alle spalle, il modello della piroga, l'imbarcazione che secondo gli archeologi, avrebbe trasportato tremila anni fa la preziosissima ossidiana attraverso il Mediterraneo, portando il minerale in Spagna, Francia, Italia.
Così, anche la musica e la poesia hanno viaggiato nuovamente, venerdì sera, nel mare ideale della sala del museo di Pau.
Non è la prima volta che il museo comunale, diretto dal professor Carlo Lugliè dell’università di Cagliari, è sede di eventi culturali di livello. Maria Cristina Ciccone e Giulia Balzano, archeologhe dell’Associazione Menabò che gestisce il museo, da anni portano avanti progetti importanti con rassegne che si tengono non soltanto al museo ma anche nel bosco, ultimamente tappa del jazz festival Perdas de sonus, del Monte Arci Land Festival e di altre iniziative che hanno visto protagonisti artisti di fama internazionale.
Alla fine di giugno, il museo (attraverso l’archeologa Giulia Balzano) è stato ospite ad Ajaccio delle Giornate europee dell’archeologia.
Venerdì però è stata la musica etnica e colta a “impadronirsi” del museo. Renat Sette, il “cantante muratore” (nel senso che oltre ad essere un raffinato interprete della musica etnica è anche costruttore e insegnante tecnico per la realizzazione di muri “a secco”, e la cantante e docente di lingua, storia e cultura provenzale, Celine Magrini, accompagnati dalla chitarra classica di Gianluca Dessì di Cordas et Cannas, hanno hanno offerto ad un pubblico ristretto (dovuto alle misure contro il contagio da covid) uno spettacolo insolito e piacevole. Riproponendo ballate, antiche leggende e canti satirici, hanno per una sera, rinnovato il legame tra Sardegna e Provenza.
È stata una scelta non casuale, quella di presentare, prima mondiale (in realtà seconda, dato che la sera precedente, lo stesso concerto si è tenuto a Casa Saddi, a Pirri) “Au jardin de mon paire”, il nuovo progetto musicale che vede unirsi al già collaudato duo Renat Sette e Gianluca Dessì, la cantante trovadorica Celine Magrini.
Scelta voluta, quella di esibirsi nel museo forse più esclusivo (al mondo solo in Giappone esiste un altro museo interamente dedicato all’ossidiana) per accentuare l’esclusività di un prodotto ispirato alla musica etnica della Francia sud-orientale, appunto l’Occitania terra di nascita della lingua d’Oc.
Il simbolismo della serata era tutto nella scenografia: gli artisti sono infatti esibiti tra le vetrine dei reperti dell’ “aurum nigro”, con alle spalle, il modello della piroga, l'imbarcazione che secondo gli archeologi, avrebbe trasportato tremila anni fa la preziosissima ossidiana attraverso il Mediterraneo, portando il minerale in Spagna, Francia, Italia.
Così, anche la musica e la poesia hanno viaggiato nuovamente, venerdì sera, nel mare ideale della sala del museo di Pau.
Non è la prima volta che il museo comunale, diretto dal professor Carlo Lugliè dell’università di Cagliari, è sede di eventi culturali di livello. Maria Cristina Ciccone e Giulia Balzano, archeologhe dell’Associazione Menabò che gestisce il museo, da anni portano avanti progetti importanti con rassegne che si tengono non soltanto al museo ma anche nel bosco, ultimamente tappa del jazz festival Perdas de sonus, del Monte Arci Land Festival e di altre iniziative che hanno visto protagonisti artisti di fama internazionale.
Alla fine di giugno, il museo (attraverso l’archeologa Giulia Balzano) è stato ospite ad Ajaccio delle Giornate europee dell’archeologia.
Venerdì però è stata la musica etnica e colta a “impadronirsi” del museo. Renat Sette, il “cantante muratore” (nel senso che oltre ad essere un raffinato interprete della musica etnica è anche costruttore e insegnante tecnico per la realizzazione di muri “a secco”, e la cantante e docente di lingua, storia e cultura provenzale, Celine Magrini, accompagnati dalla chitarra classica di Gianluca Dessì di Cordas et Cannas, hanno hanno offerto ad un pubblico ristretto (dovuto alle misure contro il contagio da covid) uno spettacolo insolito e piacevole. Riproponendo ballate, antiche leggende e canti satirici, hanno per una sera, rinnovato il legame tra Sardegna e Provenza.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
