Gestione dell’emergenza, la Finanza torna all’Assl
di Enrico Carta
Nuovo sequestro di atti per ricostruire la procedura anti-covid al San Martino La Procura indaga per violazione delle norme di sicurezza sul posto di lavoro
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ORISTANO. Le ambulanze in coda per ore davanti al Pronto soccorso del San Martino se le ricordano in tanti. A quasi un anno da uno dei giorni più complessi della gestione covid, la guardia di finanza è tornata negli uffici dell’Assl e ancora una volta ha prelevato una serie di documenti. Dovrebbero essere gli ultimi, quelli che dovrebbero portare alla chiusura del cerchio dopo numerosi mesi di indagine. Gli uomini delle Fiamme gialle hanno effettuato la perquisizione su ordine del procuratore Ezio Domenico Basso, in seguito alla richiesta di integrazione fatta dal consulente che sta ricostruendo tutta la procedura che ha portato a quel momento di incredibile confusione in cui il pronto soccorso dell’ospedale oristanese rimase pressoché paralizzato.
Indagine contro ignoti. Fu allora che partirono diverse segnalazioni ed esposti che la procura trasformò in inchiesta dopo aver raccolto i primi elementi all’indomani del blocco dell’attività. Non è però per interruzione di pubblico servizio che si indaga, anche perché, dai fatti del pronto soccorso, l’inchiesta ha preso spunto per una verifica ampia sulle condizioni in cui i medici e in generale tutto il personale si trovava a lavorare. Il reato per cui è aperto il fascicolo a carico di ignoti riguarda infatti la violazione di norme sulla sicurezza nel posto di lavoro.
I nuovi documenti. L’acquisizione di nuovi documenti e di altre testimonianze, va quindi a integrare il corposo materiale su cui il consulente sta lavorando. Si sta cercando di capire, partendo proprio dall’esposto dettagliato fornito in quei giorni da medici e infermieri, se le norme sull’igiene e la sicurezza sul posto di lavoro siano state violate. Secondo la procura, il personale dell’ospedale e anche di altri presidi sanitari dell’Assl sarebbe stato mandato alla guerra contro il covid senza dispositivi di protezione sufficienti e adeguati, con protocolli che non avrebbero limitato a dovere i rischi di contagio e altri aspetti che non ne avrebbero garantito la tutela, esponendoli al contagio.
Lo scontro politico. Mentre le inchieste giudiziarie vanno avanti, la gestione della sanità oristanese continua a essere motivo di scontro politico. Il consigliere regionale dei 5 Stelle, Alessandro Solinas, accusa ancora una volta il governo regionale. Stavolta il terreno su cui si consuma lo scontro è quello del Servizio per le Dipendenze di Oristano, in cui «per un bacino di utenza di un migliaio di pazienti, tra tossicodipendenti, alcolisti, ludopatici e sex addicted, è presente un solo medico in servizio, lo stesso primario della struttura che, affiancato da un assistente sociale, un’educatrice, e alcune infermiere, garantisce l’apertura dell’ambulatorio dal lunedì al venerdì».
Organici ridotti al SerD. Il sacrificio fatto dagli operatori non basta certo per garantire a tutti i pazienti un servizio puntuale e allora il consigliere Alessandro Solinas ha voluto portare il caso all’attenzione della giunta e del consiglio regionale attraverso un’interrogazione presentato un'interrogazione. Al Presidente Solinas e all’assessore alla Sanità, Mario Nieddu chiede l’immediato potenziamento dell’organico: «La Regione ha il dovere di attivarsi per far sì che i presidi di zona siano in grado di garantire un’adeguata assistenza ai pazienti e la sicurezza degli operatori. Le difficoltà che portano medici e specialistici a rifiutare incarichi in zone come Oristano, Lanusei o La Maddalena sono oggettive e ataviche. Sappiamo che in assenza di incentivi legati ai contratti sul territorio questo problema non potrà essere risolto».
Indagine contro ignoti. Fu allora che partirono diverse segnalazioni ed esposti che la procura trasformò in inchiesta dopo aver raccolto i primi elementi all’indomani del blocco dell’attività. Non è però per interruzione di pubblico servizio che si indaga, anche perché, dai fatti del pronto soccorso, l’inchiesta ha preso spunto per una verifica ampia sulle condizioni in cui i medici e in generale tutto il personale si trovava a lavorare. Il reato per cui è aperto il fascicolo a carico di ignoti riguarda infatti la violazione di norme sulla sicurezza nel posto di lavoro.
I nuovi documenti. L’acquisizione di nuovi documenti e di altre testimonianze, va quindi a integrare il corposo materiale su cui il consulente sta lavorando. Si sta cercando di capire, partendo proprio dall’esposto dettagliato fornito in quei giorni da medici e infermieri, se le norme sull’igiene e la sicurezza sul posto di lavoro siano state violate. Secondo la procura, il personale dell’ospedale e anche di altri presidi sanitari dell’Assl sarebbe stato mandato alla guerra contro il covid senza dispositivi di protezione sufficienti e adeguati, con protocolli che non avrebbero limitato a dovere i rischi di contagio e altri aspetti che non ne avrebbero garantito la tutela, esponendoli al contagio.
Lo scontro politico. Mentre le inchieste giudiziarie vanno avanti, la gestione della sanità oristanese continua a essere motivo di scontro politico. Il consigliere regionale dei 5 Stelle, Alessandro Solinas, accusa ancora una volta il governo regionale. Stavolta il terreno su cui si consuma lo scontro è quello del Servizio per le Dipendenze di Oristano, in cui «per un bacino di utenza di un migliaio di pazienti, tra tossicodipendenti, alcolisti, ludopatici e sex addicted, è presente un solo medico in servizio, lo stesso primario della struttura che, affiancato da un assistente sociale, un’educatrice, e alcune infermiere, garantisce l’apertura dell’ambulatorio dal lunedì al venerdì».
Organici ridotti al SerD. Il sacrificio fatto dagli operatori non basta certo per garantire a tutti i pazienti un servizio puntuale e allora il consigliere Alessandro Solinas ha voluto portare il caso all’attenzione della giunta e del consiglio regionale attraverso un’interrogazione presentato un'interrogazione. Al Presidente Solinas e all’assessore alla Sanità, Mario Nieddu chiede l’immediato potenziamento dell’organico: «La Regione ha il dovere di attivarsi per far sì che i presidi di zona siano in grado di garantire un’adeguata assistenza ai pazienti e la sicurezza degli operatori. Le difficoltà che portano medici e specialistici a rifiutare incarichi in zone come Oristano, Lanusei o La Maddalena sono oggettive e ataviche. Sappiamo che in assenza di incentivi legati ai contratti sul territorio questo problema non potrà essere risolto».
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