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Oristano e Ales, due diocesi che camminano insieme

ORISTANO. Saper ascoltare, mettersi a disposizione in spirito di servizio, lavorare per una a Chiesa accogliente per tutti e dove poveri e semplici si sentono a casa: ecco il programma indicato da...

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ORISTANO. Saper ascoltare, mettersi a disposizione in spirito di servizio, lavorare per una a Chiesa accogliente per tutti e dove poveri e semplici si sentono a casa: ecco il programma indicato da monsignor Roberto Carboni per realizzare il processo di unificazione dell’arcidiocesi di Oristano con la diocesi di Ales-Terralba, deciso da Papa Francesco il 3 luglio scorso con la pubblicazione della Bolla pontificia che riunisce “in persona episcopi” le due Chiese confinanti.

Il presule nato 63 anni a Scano di Montiferro in realtà non ha mai lasciato la diocesi per cui 5 anni fa è stato creato vescovo, neppure dopo che nel maggio del 2019 venne chiamato alla guida della Chiesa oristanese. Nominato amministratore apostolico della diocesi alerese ha continuato a incontrare i fedeli delle 57 parrocchie della Marmilla e del Medio Campidano. Messo a dirigere due circoscrizioni ecclesiastiche – che conservano autonomia, cattedrali, curie, organismi pastorali e pari dignità – Carboni ha dovuto, secondo quanto stabilito dal diritto canonico, riprendere possesso ufficialmente della cattedra magisteriale, domenica scorsa, nel duomo dedicato a Pietro e Paolo. «L’unica novità in questa situazione ecclesiale – ha detto l’arcivescovo all’omelia – è che si deve iniziare a pensare, progettare, dialogare tra le Chiese di Oristano e Ales-Terralba in vista di una sempre maggior collaborazione sia tra il presbiterio come tra i fedeli laici, per arrivare a un cammino pastorale condiviso».

Papa Francesco ha dato un forte impulso a questa nuova organizzazione delle strutture ecclesiali leggendo i segni dei tempi che la Chiesa italiana, e non solo, vive. «Si tratta – ha aggiunto Carboni – non solo di una necessità pratica, ma anche di una visione teologica ed eclesiologica, che chiede a tutti un nuovo modo di vivere la vocazione cristiana in una prospettiva non di chiusura nel proprio «campanile», ma di collaborazione e condivisione tra le comunità e le diocesi».

Padre Carboni e i consigli presbiterali hanno progettato un cammino di formazione congiunta e di incontri. L’obiettivo è conoscersi, costruire forme di collaborazione e integrazione. Il cammino potrebbe essere lungo: in diocesi del continente è in corso da trent’anni. Le due diocesi hanno una forte identità: più legata alla religiosità contadina e agropastorale quella di Oristano con 85 parrocchie e 88 sacerdoti; mondo rurale e realtà minerarie convivono nella chiesa alerese 54 sacerdoti e 57 parrocchie, crocevia tra Medio Campidano e Marmilla.(m.g.)

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