Il Comune perde: la multa è cancellata

Cabras, la causa con un’automobilista per una sosta nella zona di Is Aruttas

CABRAS. Sconfitta in appello per il Comune nella vertenza contro una bagnante. Il giudice di Secondo grado, Tania Scanu, ha rigettato il ricorso dell’ente e confermato integralmente la sentenza del giudice di pace Accardi, il quale aveva in primo grado annullato una sanzione pecuniaria di 200 euro, comminata dalla polizia locale a una signora per una presunta sosta vietata nella zona di Corrigas, area attigua alla spiaggia di Is Aruttas. L’appello presentato durante questa consiliatura, è stato giudicato infondato per assenza di cartelli che segnalassero il divieto di sosta nel punto in cui si trovava l’auto della bagnante.

«Nell’estate del 2017, mentre con mio marito e alcuni amici, mi trovavo al mare, in località Corrigas, sulla costa del Sinis di Cabras – racconta la signora Rita Zucca in una lettera – sono stata sanzionata dalla polizia locale che contestava il fatto che la mia auto fosse parcheggiata sull’arenile. Nonostante, il mio tentativo di far notare agli agenti che, così come tante altre non sanzionate, si trovava su un tratto di strada sterrata e che inoltre non vi fosse alcun cartello che vietava la sosta in quel punto, non vollero sentire ragioni e mi multarono».

La signora spiega di essersi rivolta in prima battuta al sindaco dell’epoca, Cristiano Carrus, per chiedere l’annullamento della sanzione, ricevendo però un secco diniego, e quindi di essere passata alle vie legali per far valere le proprie ragioni. Ora il Comune dovrà pagarle le spese relative ai giudizi di primo e secondo grado, in tutto 804 euro, suddivisi in 364 per il giudizio di primo grado e 440 per il giudizio di secondo grado, oltre alle spese generali del 15%, fatta salva la possibilità dell'ente di ricorrere in Cassazione.

Inoltre «ricorrono le condizioni per esigere dal Comune il pagamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello già dovuto per l’impugnazione». La signora Zucca è stata assistita in primo grado dall’avvocato Antonio Salamone e dall’avvocatessa Ileana Pisano nel giudizio di appello. «Spero che il mio sia e resti un caso isolato e che serva da insegnamento a chi amministra – conclude nella lettera –. Non giova ad alcuno dilapidare soldi pubblici in spese legali. Non voglio smettere di sperare in un’amministrazione efficiente e aperta al dialogo coi cittadini, contrariamente a quella con cui, mio malgrado, mi sono dovuta misurare in questi anni».

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