Fisioterapia a domicilio, l’attesa infinita
di Enrico Carta
Per l’avvio delle cure passano almeno due mesi: un solo ambulatorio privato garantisce il servizio in convenzione
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ORISTANO. Primo comandamento: evitate di cadere e di rompervi una gamba. Secondo comandamento: se proprio non riuscite a evitare di rompervi la gamba, è meglio se non risiedete a Oristano e provincia. Terzo comandamento: se cadete e vi rompete una gamba e in più risiedete in provincia di Oristano, è fondamentale che abbiate qualche risparmio da parte, se volete guarire bene. Non c’è solo l’affanno, con cui il reparto di Ortopedia del San Martino è costretto a lavorare da tempo per la carenza di personale, a complicare la situazione dei pazienti reduci da intervento chirurgico, ma anche il problema della successiva e indispensabile fisioterapia.
In questo caso i pazienti si dividono in due categorie, come i famosi speroni del film di Sergio Leone: quelli che hanno la possibilità di andare in struttura riescono ad arrangiarsi e a trovare uno spazio in tempi ragionevoli e con costi accessibili; quelli che invece devono avere il trattamento a domicilio, perché impossibilitati a spostarsi da casa proprio in seguito all’intervento o per altri motivi di salute, possono mettersi comodi. Molto comodi. Se va bene, passano due mesi. Se va male, ne possono passare tre o anche più. È un mondo difficile e soprattutto pieno di incognite quello della sanità, tanto è vero che, in questo caso, una risposta alla domanda: «Quando inizierò la fisioterapia a domicilio?» nessuno è in grado di darla.
Pensare di essere seguiti a casa allo schioccar di dita è semplicemente pura utopia. L’Assl ha infatti da tempo abdicato e non si preoccupa di fornire questo servizio ai pazienti, mentre continua a garantire la visita a domicilio del fisiatra ovvero di colui che deve fornire al fisioterapista il piano di recupero del paziante. La scelta dell’Azienda sanitaria era stata di demandare tutto ai privati offrendo un servizio in convenzione e perciò con il solo pagamento del ticket per l’intero ciclo di cure – il servizio sanitario pubblico si fa ovviamente carico di coprire il resto del totale delle prestazioni pagando il privato –. Col passare degli anni e col mutare delle convenienze, perché evidentemente fornire il servizio di fisioterapia è poco remunerativo rispetto ad altri servizi medici, i privati che garantiscono questa opportunità si sono però ridotti a uno solo, il poliambulatorio San Giorgio di via Versilia.
È qui che si concentra l’intera mole di richieste che il centro medico riesce a esaurire solo dopo tanto tempo. Al momento della prenotazione, la risposta è la seguente: «Non possiamo dare una data precisa di inizio del ciclo di fisioterapia. Potrebbe essere tra due mesi oppure tra tre, non siamo in grado di stabilire ora un calendario certo». E allora può iniziare la pratica degli scongiuri, perché l’unica speranza che i tempi si accorcino è legata al fatto che qualcuno di coloro che erano già prenotati, per qualsiasi motivo, rinunci all’appuntamento.
Il primo problema è che, se passa così tanto tempo dalla visita all’inizio della terapia, il piano terapeutico dal fisiatra difficilmente ha ancora validità. È cioè molto probabile, se non certo, di avere dei pazienti già in grado di camminare tranquillamente che si ritrovano a fare degli esercizi utili a chi invece deve iniziare il percorso di rieducazione. L’unica soluzione è quindi rivolgersi a un privato, non convenzionato e quindi da pagare a tariffa piena e non col solo pagamento del ticket, per svolgere le sedute a domicilio. Ecco perché ai primi due comandamenti segue il terzo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
In questo caso i pazienti si dividono in due categorie, come i famosi speroni del film di Sergio Leone: quelli che hanno la possibilità di andare in struttura riescono ad arrangiarsi e a trovare uno spazio in tempi ragionevoli e con costi accessibili; quelli che invece devono avere il trattamento a domicilio, perché impossibilitati a spostarsi da casa proprio in seguito all’intervento o per altri motivi di salute, possono mettersi comodi. Molto comodi. Se va bene, passano due mesi. Se va male, ne possono passare tre o anche più. È un mondo difficile e soprattutto pieno di incognite quello della sanità, tanto è vero che, in questo caso, una risposta alla domanda: «Quando inizierò la fisioterapia a domicilio?» nessuno è in grado di darla.
Pensare di essere seguiti a casa allo schioccar di dita è semplicemente pura utopia. L’Assl ha infatti da tempo abdicato e non si preoccupa di fornire questo servizio ai pazienti, mentre continua a garantire la visita a domicilio del fisiatra ovvero di colui che deve fornire al fisioterapista il piano di recupero del paziante. La scelta dell’Azienda sanitaria era stata di demandare tutto ai privati offrendo un servizio in convenzione e perciò con il solo pagamento del ticket per l’intero ciclo di cure – il servizio sanitario pubblico si fa ovviamente carico di coprire il resto del totale delle prestazioni pagando il privato –. Col passare degli anni e col mutare delle convenienze, perché evidentemente fornire il servizio di fisioterapia è poco remunerativo rispetto ad altri servizi medici, i privati che garantiscono questa opportunità si sono però ridotti a uno solo, il poliambulatorio San Giorgio di via Versilia.
È qui che si concentra l’intera mole di richieste che il centro medico riesce a esaurire solo dopo tanto tempo. Al momento della prenotazione, la risposta è la seguente: «Non possiamo dare una data precisa di inizio del ciclo di fisioterapia. Potrebbe essere tra due mesi oppure tra tre, non siamo in grado di stabilire ora un calendario certo». E allora può iniziare la pratica degli scongiuri, perché l’unica speranza che i tempi si accorcino è legata al fatto che qualcuno di coloro che erano già prenotati, per qualsiasi motivo, rinunci all’appuntamento.
Il primo problema è che, se passa così tanto tempo dalla visita all’inizio della terapia, il piano terapeutico dal fisiatra difficilmente ha ancora validità. È cioè molto probabile, se non certo, di avere dei pazienti già in grado di camminare tranquillamente che si ritrovano a fare degli esercizi utili a chi invece deve iniziare il percorso di rieducazione. L’unica soluzione è quindi rivolgersi a un privato, non convenzionato e quindi da pagare a tariffa piena e non col solo pagamento del ticket, per svolgere le sedute a domicilio. Ecco perché ai primi due comandamenti segue il terzo.
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