Lettera dell’Arcivescovo ai fedeli

In preparazione del sinodo di metà ottobre «dobbiamo camminare insieme»

ORISTANO. Una domanda per ripartire e girare completamente pagina nella vita individuale e della Chiesa locale.“Signore, da chi andremo?” è il titolo programmatico della “lettera alla comunità” inviata nei giorni scorsi da padre Roberto Carboni, arcivescovo di Oristano e vescovo di Ales-Terralba, alla sua Chiesa unificata: oltre 230 mila abitanti e 142 parrocchie. Anche sulle rive del Tirso il cristiano è frastornato dal cambiamento d’epoca e non sa se stare alla finestra, abbandonarsi al secolarismo o afferrarsi al passato “forse perpetuando modi e forme che hanno nutrito la comunità cristiana, poiché erano radicate in un contesto culturale e relazionale ben definito, ma che oggi non parlano e non trasmettono la gioia di essere di Cristo”. In non poche parrocchie ancora si insiste nell’usare metodi e visioni pastorali che chiedono dispendio di energie, ma poi danno frutti scarsi, non adeguati. A molti parroci sembra di predicare nel deserto: parlano a pochi ascoltatori in chiese sempre più vuote non solo a causa del covid, il 27,4% i praticanti adulti. Reagire con coraggio, mettersi in cammino- il sinodo – ascoltare lo Spirito e aprirsi al rinnovamento è la consegna del vescovo Carboni alla sua gente. «Accogliere con umiltà le parole di Gesù che ci mettono di fronte – scrive il presule francescano - alle nostre delusioni (di preti, di cristiani uomini e donne, di consacrati e consacrate) relative alla nostra comunità parrocchiale e alla nostra diocesi, che vorremmo diverse, più autentiche, missionarie, coinvolte». Grande fiducia del Vescovo sul sinodo alle porte «per rimettere in moto l’evangelizzazione: restituire agli uomini e donne del nostro tempo la bellezza e l’attrazione del Vangelo, della Parola di Gesù. Sollecitati da Papa Francesco, siamo chiamati – aggiunge l’arcivescovo oristanese – a metterci in atteggiamento di ascolto, di discernimento e di progettazione sotto l’ispirazione dello Spirito Santo». Un cammino ripetuto tre volte in Sardegna nell’ultimo ventennio: Concilio Plenario Sardo, concluso nel 2001, e i sinodi diocesani di Ales-Terralba (2014) e Oristano (2015).

L’arcivescovo Carboni detta la linea: non solo incontri formali, sintesi, gruppi, discussioni e documenti, ma far crescere luoghi di incontro, condivisione, relazioni. «Non possiamo negare che anche in diocesi facciamo fatica al dialogo: all’interno del presbiterio come anche tra i pastori e le proprie comunità locali. Da parte del clero c’è la tendenza a pensare di essere il crocevia di ogni decisione e nei laici ad aspettare quanto i pastori hanno deciso. Ascoltarsi e dialogare realmente, perché alla luce dello Spirito, nel contesto della preghiera, possiamo insieme camminare verso il futuro». L’apertura del sinodo sarà il 17 ottobre, poi fino ad aprile 2022 la parola a tutti. (m.g.)

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