La Nuova Sardegna

Oristano

Phoinix, la Procura indaga sul parco mai utilizzato

di Enrico Carta
Phoinix, la Procura indaga sul parco mai utilizzato

Occhi puntati sulle cooperative che gestiscono parte delle lagune cabraresi Hanno ricevuto fondi pubblici senza consentire il passaggio agli escursionisti

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ORISTANO. Sino a qualche settimana fa era solo un’incompiuta. Da qualche settimana è invece l’oggetto di un’inchiesta della procura della Repubblica che, oltre a iscrivere due persone sul registro degli indagati, vuol far chiarezza su quel fiume di soldi pubblici speso negli anni scorsi, sin qui inutilmente. Il percorso naturalistico per camminatori e amanti delle escursioni in bicicletta, che dovrebbe collegare Torregrande con San Giovanni di Sinis, è concluso. Anzi, è stato ultimato da così tanto tempo che, a furia di non essere utilizzato, ha già bisogno di più di una sistemata. Il problema in questo caso non è però legato alla mala gestione del parco con il percorso annesso, bensì al fatto che di gestione vera e propria del parco e del percorso non si può ancora parlare.

Di fatto Phoinix esiste solo sulla carta, perché dal momento del suo esordio, il percorso è rimasto monco. La strada attraversa infatti alcune delle peschiere della laguna cabrarese, quelle di Sa Mardini e Mistras, e gli escursionisti amanti della natura hanno sempre trovato le porte sbarrate. Le cooperative di pescatori, che pure firmarono delle convenzioni con le quali si impegnavano a consentire il transito ai turisti, hanno infatti imposto tali e tante limitazioni di orario che il passaggio è sempre risultato impossibile. Si rischiava di trovare i cancelli chiusi a sbarrare la strada sia all’andata che al ritorno rendendo molto difficile l’attraversamento intero del percorso. Una volta arrivati a destinazione, c’era il pericolo di non poter tornare al punto di partenza perché nel frattempo era scaduto l’orario di accesso.

I pescatori che tramite le cooperative gestiscono i vari compendi ittici – gli indagati sono proprio due ex presidenti delle coop –, dopo la firma di alcune convenzioni con una serie di enti pubblici, avevano infatti sempre scelto di consentire il passaggio solo in una fascia oraria molto ristretta: ritenevano, e tutt’ora la situazione non è cambiata, che il via vai di estranei avrebbe danneggiato o comunque limitato le loro attività lavorative. In più erano stati avanzati dei dubbi sulla questione delle coperture assicurative: cosa sarebbe successo nel caso in cui qualcuno degli escursionisti avesse subito qualche infortunio nelle zone gestite dalle cooperative? La risposta non arrivò mai e le successive mediazioni non andarono a buon fine, tanto che Phoinix continua a essere un miraggio.

Letta così sembra solo la storia di una delle tante incompiute di cui è costellato il territorio, invece per la magistratura potrebbe esserci dell’altro. Il sostituto procuratore Armando Mammone ha infatti aperto un’indagine e ha anche chiesto il sequestro dell’area, pur garantendone l’uso ai pescatori. Questi ultimi, firmando e quindi accettando i dettami della convenzione, hanno anche ottenuto dei soldi pubblici che sono serviti per effettuare delle migliorie nelle aree di loro competenza. Quei lavori erano propedeutici alla creazione del parco, ma, visto che poi l’uso di quei percorsi e di una serie di arredi è stato impedito ai visitatori, i gestori di quelle porzioni della laguna cabrarese avrebbero violato l’accordo, stando però bene attenti a incassare comunque i finanziamenti pubblici.

L’indagine che la magistratura ha affidato alla sezione di polizia giudiziaria del Corpo Forestale muove i primi passi. Nelle scorse settimane gli agenti hanno acquisito varia documentazione, ma la richiesta di sequestro dell’area è stata respinta dal giudice per le indagini preliminari. La procura non si è comunque fermata e ha presentato riesame e sollecitando l’applicazione della misura cautelare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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