Stoccaggio dei fanghi, via libera all’impianto

Siamaggiore, la Provincia rilascia l’autorizzazione dopo la conferenza di servizi Alcuni anni fa era stato osteggiato, ora tratterà 18mila tonnellate all’anno

SIAMAGGIORE. Si farà l'impianto di stoccaggio e trattamento dei rifiuti prodotti dalla potabilizzazione delle acque nella zona industriale di Siamaggiore, a ridosso della 131, con una capacità di 18mila tonnellate annue. La Provincia ha infatti rilasciato alla Shift l’autorizzazione alla realizzazione e alla messa in servizio dell’impianto, che sorgerà in un lotto che in passato ospitava uno stabilimento di recupero di vecchi pneumatici.

Il via libera è arrivato al termine di una lunga conferenza di servizi durante il quale è stato espresso un unico parere negativo, quello del Comune di Siamaggiore. In un primo momento, a febbraio del 2021, i tecnici del Comune avevano posto tre problemi collegati fra loro: il primo è che non erano state completate le opere di urbanizzazione nella lottizzazione, risalente al 1999 e scaduta nel 2009. Questo ostacolo si poteva superare redigendo un nuovo piano attuativo, ma per i tecnici era impossibile, perché il Puc di Siamaggiore non era ancora stato adeguato al Piano Paesaggistico Regionale.

L’8 settembre c’è stato il parziale dietrofront del Comune: il piano attuativo si può adottare, perché il piano di lottizzazione era stato adottato nel 1999, quindi prima dell’approvazione regionale del Ppr. Il parere negativo rimane, ma i tecnici spiegano nella conferenza dei servizi che, se la società proponente presentasse istanza di adozione del nuovo piano attuativo e se il consiglio comunale lo approvasse, non ci sarebbero problemi. Vista la disponibilità, espressa dalla Shift, a seguire questa strada, il parere negativo del Comune è rimasto su un piano meramente formale e la conferenza di servizi ha dato il via libera al procedimento.

La storia del progetto è abbastanza travagliata: nel 2018, quando l’intervento riguardava non solo i capannoni nella zona industriale ma anche la cava dismessa di su Barroccu, i cittadini del paese del Campidano, allora guidato dalla sindaca Anita Pili, espressero con forza la loro contrarietà. L’opposizione è andata scemando, anche perché nel frattempo è stata esclusa dal progetto la cava di Su Barroccu, e a settembre 2020 la giunta regionale, di cui fa parte in qualità di assessora all’Industria la stessa Anita Pili, ha deliberato di non sottoporre il progetto a valutazione d’impatto ambientale, dando così un impulso decisivo alla sua realizzazione, che dovrà avvenire entro il 2025.

L’impianto potrà trattare ogni anno 18mila tonnellate di fanghi e una parte del prodotto sarà impiegata per fertilizzare i campi di Siamaggiore e del circondario. L’amministratore di Shift, Nino Villa Santa, ha spiegato che non saranno trattati reflui fognari, ma solo fanghi derivanti dalla potabilizzazione di acque provenienti da fiumi e laghi. «Non ci saranno problemi legati agli odori», ha affermato nel 2020 Villa Santa. La Provincia ha stabilito che, nel primo anno di attività, le verifiche sugli odori vengano svolte con cadenza trimestrale.

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