La giudice convalida l’arresto, in carcere coltivatore di Zerfaliu

ZERFALIU. Dopo tante scene mute, c’è chi risponde alle domande della giudice. La strategia processuale porta comunque a un esito identico a quello di chi aveva scelto di avvalersi della facoltà di...

ZERFALIU. Dopo tante scene mute, c’è chi risponde alle domande della giudice. La strategia processuale porta comunque a un esito identico a quello di chi aveva scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere. C’è sempre tempo per fare appello, ma per il momento anche la nona persona, fermata in queste settimane in varie operazioni della Squadra mobile della polizia, rimane in carcere. La giudice per le indagini preliminari Silvia Palmas non ha avuto dubbi nell’applicare la misura cautelare ad Antonio Podda, appunto il nono uomo di questa retata di arresti che va avanti quasi initerrotta. Tutto era iniziato a Marrubiu, poi era proseguito a Santa Giusta in un’operazione di polizia connessa alla prima. Poi gli agenti coordinati dal dirigente Samuele Cabizzosu si erano spostati a Zerfaliu, dove la scorsa settimana avevano arrestato due coltivatori di Bono non collegati ai primi sei arrestati.

Anche quella perquisizione aveva avuto un seguito. Lunedì scorso, sempre nello stesso terreno era stato trovato un sacco con ottanta chili di marijuana già essiccata. In quel terreno, oltre ai due amici di Bono, aveva uno spazio suo anche Antonio Podda. Quest’ultimo, all’udienza di convalida dov’era assistito dall’avvocato Antonello Casula, ha risposto all’interrogatorio, spiegando che quel terreno è di un suo parente e che, da tempo, veniva utilizzato dai due coltivatori di Bono. Ha detto di non essersi accorto che stessero coltivando marijuana illegale, ma che pensava che le piante fossero quelle di cannabis light. Sulla presenza dei sacchi con lo stupefacente già essiccato ha detto di non conoscerne la provenienza, chiarendo poi che lui si trovava nel terreno perché vi alleva degli animali.

Le spiegazioni non hanno però convinto il pubblico ministero Valerio Bagattini, che aveva chiesto la misura cautelare in carcere, e nemmeno la giudice che l’ha accolta. Antonio Podda è così la nona persona a finire dietro le sbarre in questo ottobre in cui il mondo delle coltivazioni di marijuana ha subito dei colpi durissimi. Assieme ai sequesti della droga e agli arresti, bisogna infatti mettere nel conto anche il mancato introito su cui i coltivatori della marijuana illegale facevano affidamento. (e.carta)

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