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Oristano

debito da 1,2 milioni 

Partì senza il carico merci, sequestrata la nave Yekaterina

SANTA GIUSTA. Passava al porto industriale non per caso, ma il passaggio nelle acque italiane è stata fatale a una nave per il trasporto merci che è incappata nelle maglie della giustizia. L’intrigo...

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SANTA GIUSTA. Passava al porto industriale non per caso, ma il passaggio nelle acque italiane è stata fatale a una nave per il trasporto merci che è incappata nelle maglie della giustizia. L’intrigo commerciale internazionale, che andava avanti da diversi mesi, ha avuto un primo rapidissimo sviluppo ieri, quando il giudice Antonio Angioi ha deciso il sequestro conservativo della nave russa Yekaterina, battente bandiera maltese. L’ha fatto in men che non si dica, accogliendo il ricorso presentato dall’avvocato Ezio Ullasci per conto della società delle Isole Marshall, Virtual Shiptrade Company. Questa vantava un credito di 1 milione e 252mila euro, dovuto a un mancato trasporto di una grossa quantità di merci.

La Yekaterina aveva preso il largo dal porto di Singapore nei mesi della primavera del 2020, proprio quella in cui la pandemia esplose e paralizzò l’intero mondo. Sembra tutto normale: da che mondo è mondo, una nave solca i mari. Peccato però che avrebbe dovuto avere in stiva ben 2.475 metri quadri di merce di vario tipo e che la società trasportatrice avesse già incassato la somma dalla committente. La Yekaterina avrebbe dovuto attendere nel porto di Singapore l’arrivo di una serie di carichi partiti dal porto cinese di Qindao e che poi avevano fatto altri scali sempre in Cina. Levò però le ancore prima di ricevere la merce e così arrivò a destinazione in Marocco senza il carico pagato.

A quel punto è partita la caccia alla nave per effettuare il recupero del credito maturato e l’occasione è capitata proprio nel momento in cui la Yekaterina è attraccata nel porto industriale di Oristano-Santa Giusta. Il percorso era nel frattempo monitorato attraverso un sito che controlla gli spostamenti e le rotte delle navi. Nella mattinata di ieri è partita la richiesta di sequestro che il giudice ha dovuto, giocoforza, esaminare in tempi da record perché altrimenti la nave, che è l’unico bene su cui il creditore potrebbe recuperare una parte dell’introito, sarebbe salpata verso altri lidi.

Invece no, il giudice ha ordinato il sequestro conservativo del bene e quindi il capitano ha dovuto spegnere i motori e restare all’ancora nel porto industriale in attesa di capire come si andrà a concludere questa vicenda in cui, al di là delle due società citate, sono coinvolte altre società internazionali protagoniste di una serie di contratti di noleggio e subnoleggio. (e.carta)

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