Giallo risolto, non fu omicidio

Santa Giusta, la procura pronta a chiedere l’archiviazione sulla morte del 57enne Ignazio Manca

SANTA GIUSTA. Pochi dubbi, tante certezze: Ignazio Manca, 57 anni, è morto per un incidente avvenuto nella sua casa di via Garibaldi. Si può ormai quasi togliere il condizionale, ma è stato davvero un assurdo incastro di elementi, un caso in cui la buona sorte volta la faccia dall’altra parte e porta dritta al finale peggiore che si possa immaginare. Manca solo l’ultimo passo procedurale, ma la direzione presa dall’inchiesta sullasua morte sembra ormai definita. La richiesta di archiviazione chiuderebbe la partita, ma per il momento la richiesta non c’è perché va comunque preparata. È solo questione di tempo, perché l’esito di tanti accertamenti tecnici effettuati in queste settimane hanno ormai tolto dalla rosa delle ipotesi quella dell’omicidio.

A finire sul registro degli indagati era stato infatti Carmine Manca, fratello della vittima, accusato di omicidio volontario. Il suo nome resta ancora legato all’inchiesta, ma ormai è questione di giorni prima che sparisca del tutto da quei fogli dove ormai prevale la verità stabilita dagli esiti degli accertamenti tecnici. La conferma arriva dal procuratore Ezio Domenico Basso, che ha operato la supervisione sull’inchiesta affidata al sostituto procuratore Valerio Bagattini. Per prima cosa, tutte le veirifiche escludono la presenza di Carmine Manca nel luogo in cui è morto il fratello. L’unico punto in cui sarebbe passato è il garage ed il locale in cui Ignazio Manca è stramazzato al suolo, dopo aver perso un’infinità di sangue.

Proprio incrociando vari elementi, non ultima l’autopsia sul corpo della sfortunata vittima dell’incidente, la dinamica di quanto accaduto il pomeriggio del 30 luglio scorso appare ormai certa. Ignazio Manca ha fatto rientro a casa nel primissimo pomeriggio. Poi si è recato in un passaggio tra due stanze separato da una porta a vetri. A quel punto avrebbe perso l’equilibrio e sarebbe caduto sfondando proprio la vetrata e tagliandosi in maniera molto profonda al braccio. Dalla ferita ha iniziato a uscire una quantità enorme di sangue e probabilmente Ignazio Manca ha perso lucidità per lo spavento oltre che per la lesione.

Avrebbe allora iniziato a girovagare per la casa, lasciando tracce in ogni stanza che attraversava forse per cercare qualcosa con cui arrestare l’emorragia. Alla fine è arrivato in garage, dove, accanto alla sua macchina, si è accasciato. Nessuno l’ha cercato quel giorno, perché nessuno poteva mai sospettare una cosa del genere, ma anche in quel caso, senza un soccorso immediato, difficilmente si sarebbe potuto salvare. La mattina del 31 luglio, il fratello Carmine è invece entrato in casa sua – le due abitazioni sono comunicanti –. Trovato il corpo ha chiamato subito i carabinieri. Inutile è stato allertare i soccorsi, perché Ignazio Manca giaceva a terra già da tante ore. Subito interrogato, Carmine Manca aveva spiegato di essere entrato nella casa senza un vero motivo, ma la scena che gli inquirenti si erano trovati davanti aveva consigliato loro di andare a fondo. Il sangue così abbondante e la vetrina rotta avevano fatto pensare a un possibile litigio finito poi con la morte, fatto escluso da tutti gli accertamenti. Invece no, tutto porta in un’altra direzione ed è quella sempre sostenuta nei vari interrogatori dall’indagato, assistito dall’avvocato Simone Prevete.

Nemmeno la sua versione può essere messa in dubbio: la ricostruzione fatta ha ora trovato elementi inequivocabili che la confermano. C’è poco altro a questo punto che l’inchiesta potrebbe dire, anche se, sino al momento in cui viene tenuta aperta, i colpi di scena possono essere dietro l’angolo. Più vicina di questi e quasi scontata sembra però essere la richiesta di archiviazione.

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