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Oristano

Connectica, il sogno delle città dei 15 minuti

Connectica, il sogno delle città dei 15 minuti

Anche i piccoli centri soffrono di un tessuto sociale e urbanistico slabbrato e distante 

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ORISTANO. A prima vista, la discussione può sembrare paradossale: il futuro delle metropoli dibattuto in un convegno a Oristano, centro per cui ci si pone sempre il solito dubbio: piccola città o grande paese? Nell'ultima giornata del festival Connetica, sabato scorso, organizzato dall'associazione “Oristano e Oltre”, si è discusso del futuro delle città, mettendo al centro del dibattito il concetto di “Città dei 15 minuti”. Fortunato slogan elettorale della sindaca di Parigi Anne Hidalgo, che prevede la sistemazione dei servizi in punti raggiungibili da qualsiasi cittadino entro un quarto d'ora. Un concetto affascinante, ma che rischia – mettono in guardia i relatori – di rivelarsi troppo semplicistico, come tutti gli slogan. «Ci sono due modelli – spiega la sociologa Ivana Pais – che si possono seguire. Da un lato, la città a domicilio. In questo quadro le persone stanno a casa ed è il mondo che si affaccia alla loro porta». L'esempio più immediato è legato all'esplosione delle consegne a domicilio, spesso al centro dell'attenzione per le condizioni e i diritti dei lavoratori di questo settore. Ivana Pais però racconta che ci sono anche esperimenti etici nelle piattaforme di delivery: «Stanno nascendo sempre più realtà che svolgono le consegne sulla base di un'organizzazione del lavoro etica». L'alternativa è la città della prossimità: «Possiamo usare il digitale per organizzare diversamente la vita dei cittadini e le sfere del lavoro, della cultura, dei servizi». In questo caso la socialità resta al centro delle dinamiche: «Molto interessante, anche se numericamente ancora marginale, è il caso del south working». Si tratta di quei lavoratori, spesso emigrati al Nord, che hanno approfittato del lockdown e del lavoro da remoto per tornare nei loro centri di partenza, nel meridione e nelle isole. «Spesso si sono organizzati e, magari con il sostegno dei comuni, hanno creato degli spazi di co-working che però si sono trasformati in veri e propri presidi di comunità, spazi sociali. La cosa interessante è che, se fino a ieri lo sviluppo locale era il frutto dell'interazione fra pubblico e imprese, adesso esiste anche il caso di un'interazione fra pubblico e lavoratori». Sull'applicazione del concetto di città dei 15 minuti, l'urbanista Arnaldo Cecchini non nasconde il suo pessimismo: «Finirà come con le parole sostenibilità o resilienza: rischia di essere svuotato del suo vero significato». Cecchini spiega che la vera rivoluzione urbanistica non si fa nei centri cittadini: «Un conto è realizzare la città dei 15 minuti negli arrondissement centrali di Parigi, un conto è portarla nelle periferie, dove tutto va costruito dall'inizio». Il dibattito sembra lontano dai problemi di Oristano, dove tutto, effettivamente, è a portata di un quarto d'ora o poco più, ma non tutti i quartieri sono uguali.(dav.pi.)

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