Nell'Oristanese mancano quaranta medici di famiglia

Basterebbero incentivi non impossibili e accorgimenti normativi per rendere meno pesante la situazione per i pazienti

ORISTANO. Centoquaranta medici di base in tabella, un centinaio presenti. A marzo ne andranno via almeno una altra ventina. E per la provincia di Oristano la situazione da grave diventerà drammatica, con i pazienti costretti, come avviene nel Guilcer e nel Barigadu già adesso a pregare i pochi medici rimasti a compilare anche per loro una ricetta o a dare un consiglio.

Se nel nord della provincia la situazione è pessima, nel sud è anche peggio, con diversi ambiti territoriali che registrano carenze ben maggiori di quelle definite dalla Regione con gli elenchi degli incarichi vacanti dello scorso biennio. Sembrerà strano, ma per questioni burocratiche e legali, l’assessorato e l’Ats hanno fotografato una situazione ben superata dalla realtà. Eppure già solo la fotografia del 2019-2020 prevede per la provincia due posti liberi nel distretto che comprende San Vero, tre a nell’area di Cabras e dintorni, tre nel capoluogo e nei comuni limitrofi, quattro a Samugheo e territori ocircostante, cinque ad Arborea e nel Terralbese e uno nell’alta Marmilla.

«La situazione adesso peggiorerà – ammette il presidente dell’ordine Antonio Sulis – perchè i pronto soccorso, quelli funzionanti, a fine anno si riempiranno di pazienti a seguito dei sintomi influenzali. Abbiamo bisogno di trovare alcune di medici in provincia entro le prossime settimane».

Secondo il segretario della Fimmg (la Federazione dei medici di medicina generale) della Provincia di Oristano, alessandro Usai, invece basterebbe il buon senso e qualche soldi in più, neppure tanti alla fine. «Certo, va bene fare i contratti con le guardie mediche per portarli anche ai turni diurni, ma non basta, oggi l’Ats ha trovato per l’emergenza covid, i medici attivi nelle Usca, pagandoli una certa cifra ad ora; le guardie mediche ricevono poco più della metà. Bisogna incentivare i medici disoccupati o senza occupazione stabile a lavorare nelle guardie e non nelle Usca, aumentando il compenso orario».

L’altro punto che nel giro di poche settimane può far incrementare il numero dei medici disponibili è considerare i centri con meno di 500 abitanti sedi disagiate. Per la provincia si tratta di 33 comuni su 87. Secondo la Fimmg il costo di questa operazione che renderebbe adesso fattibile l’arrivo di nuovi medici è di meno di 200mila euro l’anno. Una cifra irrisoria per l’Ats, ma che potrebbe risolvere una carenza che col passare dei giorni, non dei mesi rischia di non essere più gestibile. Già adesso i medici di base della provincia suppliscono alla carenza dei loro colleghi, ma a discapito della qualità del servizio. cosa succederà con i prossimi pensionamenti?(g.cen.)

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