Ricercatori di Torregrande a rischio

Il Cnr non intende stabilizzarli tutti. La sede oristanese sarà in difficoltà

ORISTANO. I loro contratti sono scaduti o stanno per terminare, nel frattempo, la possibilità di essere stabilizzati a tempo indeterminato, si allontana. Ci sono anche tre ricercatori che operano “ospitati” all’interno del Centro marino internazionale di Torre Grand, tra i 335 ricercatori precari del Cnr che dopo il 31 dicembre, rischiano di restare senza lavoro. L’altro giorno, i tre scienziati che si occupano di ricerca oceanografica, di ecologia e di organismi marini, si sono riuniti in assemblea, affiancando, anche se a distanza, i colleghi che a Roma, da giorni, partecipano al presidio permanente della sede centrale del Consiglio nazionale delle ricerche. L’occupazione è stata indetta contro la decisione dell’Ente di utilizzare solo un decimo dei fondi a disposizione per le stabilizzazioni: appena 3milioni e 300mila euro, contro i 33 che secondo i sindacati Flc Cgil, Fir Cisl e Uil Scuola Rua, sono invece a disposizione. «Questi colleghi da anni contribuiscono al prestigio dell’Ente e sono essenziali per lo svolgimento delle attività di ricerca che rischiano di essere totalmente compromesse da tale scelta», si legge in una nota sindacale. «Il personale di Cnr Ias ritiene questo atto inaccettabile e chiede con forza di procedere alle assunzioni dei colleghi tenendo conto che il ‘Decreto Rilancio’ dell’agosto 2020 mette a disposizione del Cnr 22 milioni e 800mila euro per stabilizzare i precari». L'ente dal canto su o fa sapere che utilizzerà anche 10 milioni previsti dalla legge di Bilancio. Giovanni Quattrocchi è uno dei ricercatori precari che lavora a Torre Grande e si occupa di oceonografia fisica. «Le ricerche marine sono molto importanti – dice – il mare occupa il 70 per cento della superficie terrestre ed è un fattore rilevantissimo per i cambiamenti climatici». Nonostante i grande riconoscimento da parte della comunità scientifica per le ricerche e gli studi effettuati, con tanto di pubblicazione nelle più importanti riviste scientifiche internazionali, Quattrocchi, come gli altri suoi 334 colleghi in attesa di un contratto a tempo indeterminato, è da dieci anni che lavora per il Cnr da precario. Ha vinto anche dei concorsi e come i suoi colleghi, è da tempo in una graduatoria che però, sta per scadere. C’è da chiedersi che ne sarà delle ricerche e degli studi avviati se al 31 dicembre i loro contratti scadranno. Ma soprattutto, se valga la pena di rischiare di dover rinunciare a scienziati di questo livello. (m.c.)

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