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Oristano

Budget esaurito e ferie, chiude la casa di cura

di Michela Cuccu
Budget esaurito e ferie, chiude la casa di cura

Dal 20 dicembre al 24 gennaio si fermano le attività alla Madonna del Rimedio Vengono a mancare importanti servizi che affiancavano quelli pubblici

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ORISTANO. La clinica “Madonna del Rimedio” chiude per un mese e per gli oristanesi non è una buona notizia. Non era mai accaduto nel passato, quando, al massimo la casa di cura sospendeva il servizio per pochi giorni sotto Natale e ad agosto. Dal 20 dicembre al 24 gennaio prossimo, invece, la struttura, convenzionata con la sanità pubblica, alla quale fanno riferimento tantissimi pazienti non solo della provincia per visite specialistiche, ricoveri e interventi, garantirà unicamente il servizio di dialisi, considerato salvavita e proprio per questo non sarà sospeso.

Funzionerà anche il centralino per fissare gli appuntamenti per le visite e l’ufficio amministrativo. Per il resto, nei 34 giorni di sospensione, non ci saranno ambulatori di specialistica e analisi aperti e nemmeno la radiologia e ovviamente è esclusa la possibilità di qualsiasi tipo di ricovero. In quest’ultimo anno e mezzo di emergenza pandemica, la struttura aveva garantito servizi indispensabili, un po’ meno rispetto al passato, ma comunque tamponando come avveniva anche prima della pandemia, i vuoti della sanità pubblica, non sempre in condizioni di assicurare servizi adeguati e soprattutto, con lunghissimi tempi d’attesa.

Sarebbe legata proprio allo sforamento del budget fissato dalla Regione per l’attività in convenzione, uno dei motivi che hanno imposto questo stop forzato. La clinica, infatti, avrebbe fornito servizi per oltre 12 milioni di euro affiancandosi alla sanità pubblica, la Regione però ne avrebbe rimborsato meno di undici. Ci sarebbero inoltre, le ferie da far smaltire ai quasi duecento dipendenti che evidentemente, sia perché durante il lockdown erano stati collocati in cassa integrazione, sia per far fronte alla notevole mole di lavoro, non erano riusciti a usufruirne se non in parte. Dunque, per tutto il periodo indicato, tutti i lavoratori staranno a casa, compresi i tanti che hanno un contratto di collaborazione.

Nel frattempo, continua a far discutere la decisione di trasferire per un mese un medico dal Pronto soccorso del San Martino, in estrema sofferenza, allo stesso reparto del Mastino di Bosa, per sostituire il titolare mandato per trenta giorni a lavorare alla Chirurgia d’urgenza del San Francesco di Nuoro. Sulla vicenda è intervenuto il consigliere regionale di Forza Italia, Emanuele Cera: « Questi spostamenti risultano essere ingiustificabili e occorre un urgente riequilibrio. La Sanita a Oristano e nell’Oristanese è al collasso, basti pensare che si sta andando avanti con un solo anestesista, mentre invece in altri territori ce ne sono addirittura in esubero. Questa circostanza si ripercuote nei vari reparti, soprattutto per Ortopedia dove la condizione si avvicina al collasso per l’impossibilità di effettuare interventi e dare riscontro ai pazienti».

Emanuele Cera, segnala come anche dall’ospedale di San Gavino, punto di riferimento per il Terralbese e la Marmilla e la parte sud della provincia, sia stato trasferito fuori territorio un medico della Cardiologia: «La situazione sta diventando veramente paradossale, ingiustificabile e senza alcun senso. La politica sanitaria di questa maggioranza deve essere assolutamente rivisita», conclude Cera, sollecitando il commissario Ats e l’assessore alla Sanità a convocare un tavolo permanente di confronto con gli amministratori locali.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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