«Non servono medici col contagocce»

L’annunciato arrivo di qualche medico al San Martino non modifica, neppure nel medio termine, la crisi della struttura

ORISTANO. Basteranno gli annunci del direttore dei presidi ospedalieri della Assl di Oristano Sergio Pili a convincere il comitato per il diritto alla salute e i sindaci sull’effettivo, pur tardivo cambio di rotta nella sanità locale?

Servirà attendere poche settimane, quando si capirà se veramente i primi nomi circolati come “rinforzi” per il San Martino arriveranno veramente in città. Per adesso l’unica conferma dell’arrivo di un medico da Cagliari riguarda il dottor Gianfranco Decandia, cardiologo emodinamista che sarà trasferito a breve per mobilità dal policlinico di Monserrato al San Martino. Secondo le assicurazioni del direttore Pili, dopo di lui dovrebbero arrivare anche il neurologo Bastianino Murgia da Sassari e il farmacista Paolo Serra dal Businco.

La “campagna acquisti” della Assl non trova però convinta la portavoce del comitato per il diritto alla salute Maria Carmela Marras, che in un lungo volantino di due pagine elenca puntigliosamente le difficoltà di sedici tra reparti e servizi del San Martino, senza lasciarne fuori, purtroppo, alcuno.

Su alcuni di questi la direzione della Assl ha promesso interventi, come su oncologia, pediatria, anestesia e ginecologia, lasciando però nel vago su forme e personale di supporto. Sugli altri un silenzio, squarciato dal comitato che ricorda le emergenze negli altri reparti che rendono il San Martino debole, troppo debole rispetto alla concorrenza territoriale (il privato e San Gavino) e funzionale, i poli di Cagliari e Sassari, più Nuoro per il nord della provincia . E così si citano i casi di psichiatria, cardiologia, pneumologia, chirurgia, radiologia, medicina e ortopedia.

Un ruolo particolare è riservato al pronto soccorso, la cui volontà di continuare a utilizzare i medici “in affitto” non pare scemata, anzi. «Vogliamo utilizzare la formula dei medici di guardia medica nelle notti e nei festivi a Bosa, come punto di primo soccorso per poi estenderlo anche a Ghilarza e a Oristano», ha detto il direttore Sanitario Pili.

Ed ancora una volta, al di là degli aspetti contrattuali e normativi, è proprio la scelta dei medici in affitto a non convincere il comitato. «Questa soluzione non garantisce nè l’urgenza nè l’emergenza. Crediamo che ciascuno di noi arrivando al Pronto Soccorso vorrebbe essere assistito da un medico specialista riposato e sereno per non aver fatto turni notturni consecutivi di dodici ore». C’è infine un aspetto che i vertici della Assl non affrontano: l’emorragia di pazienti, nel caso specifico per radiologia (con il balletto indecente sulla Tac) e ortopedia dal pubblico al privato. Un caso, naturalmente, su cui riflettere.(g.cen.)

WsStaticBoxes WsStaticBoxes